Autismo infantile: carta straccia. Inutile

English: Logo of World Autism Awareness Day, A...

English: Logo of World Autism Awareness Day, April 2, by UN (United Nations). Português: Logo do Dia Mundial de Conscientização do Autismo, 2 de Abril, criado pela ONU (Organizações das Nações Unidas). (Photo credit: Wikipedia)

Un sito, ed un suo “duplicato”, di cui ho perso le chiavi per entrare. Pazienza. Il resto della carta straccia andrà al macero. Vi chiedo scusa.

http://abautismo.wordpress.com/

http://autismopress.wordpress.com/

Renato Gentile

ENPAP: perché non facciamo anche le primarie?

In queste ultime settimane la mia casella di posta elettronica è stata invasa da decine di lettere circolari di altrettante associazioni di psicologi: liberi, privati, indipendenti, professionisti, altri, etici etc. che presentano e sostengono “liste civiche” nelle quali propongono la candidatura di nuovi soggetti da inserire nel Consiglio di Amministrazione dell’Ente di previdenza (ENPAP) professionale. Un ente che, ad oggi, dopo 30 anni di lavoro e di contributi versati mi garantisce una rendita annua di 2.500 €. Se non avessi lavorato mi spetterebbe una pensione più congrua. Nelle liste non vedo fior di economisti né maghi della finanza, non vedo magistrati né carabinieri. Credo che tutti gli psicologi iscritti all’Ordine avranno ricevuto medesima richiesta.

Qualcuno si chiederà cosa c’entri questa notizia sul mio Blog. E’ facile: sono indignato. Mi risulta difficile non esserlo pertanto ho bisogno di dirlo. Invece di andare, tutti quanti, alla Procura della Repubblica, in Tribunale o meglio ancora dalle Forze dell’Ordine a denunciare, a gran voce, le irregolarità emerse ed i guasti prodotti alla qualità della nostra vita futura, quando cioè saremo in pensione, ci si preoccupa di creare alternative “giuste, leali, eque”, le quali però forniscono le medesime, inutili, garanzie di coloro che attualmente sono al Consiglio. Una cosa solo Italiana. Molto Italiana. Cambiamo gli incompetenti con altri che sono potenziali “aspiranti incompetenti”. E quando questi lo diventeranno ufficialmente avremo altre liste “civiche”, nuove da proporre.

Sono del parere che l’Ordine degli psicologi sia un ente nominale non aggregante; oggi più che mai questa è la prova: Mi chiedo, forse ingenuamente: come mai molti, tantissimi “colleghi” non sono preoccupati della loro vita da pensionati? Come vivranno? Cosa stanno facendo per essere così sereni? Nessuna risposta. Solo silenzio; sembra stiano ascoltando, senza alcuna empatia, un paziente comodamente sdraiato sul lettino nel loro studio. Magari pensano che la prossima volta sarebbe bello fare anche le Primarie.

Chiedo scusa ai miei lettori, grazie.

L’Orso Mario

L’Orso Mario è un appellativo ideato dalla mia piccola amica Alba. Nessuna allusione politica, Mario è il nonno ed è un caro amico mio. La piccola Alba sta imparando a leggere anche se è già in “ritardo”, ha 3 anni e 5 mesi. Il nonno appresa la notizia non ha detto nulla poi, in privato, ha riferito alla figlia di non credere a queste fantasie pedagogiche ma che sarebbe stato volentieri al gioco. Alba ha compreso l’atteggiamento incredulo del nonno, come ogni altro bambino ed appena ha imparato la prima serie di parole ha espresso i suoi commenti; i suoi pensieri. Ha fatto fuori l’incredulità dell’Orso Mario con uno sguardo. Ecco come i bambini apprendono, incidentalmente l’autostima.

Simona, la madre della piccola, che ha mostrato fiducia nell’accettare questa attività di gioco, è entusiasta; non aveva mai visto tanta motivazione, allegria e gioia nella sua piccola nello svolgimento di un gioco. Mi chiama al cellulare per informarmi che “ha finito le parole” e ne desidera imparare altre. Eppure la piccola ha la stanza stracolma di giocattoli che, finalmente, stanno provvedendo a ridurre.

Io non ho “venduto” alcunché; ho solo fatto una proposta. Non ho dovuto “convincere” alcuno; nè lo farei mai. Sono un pessimo venditore; non riuscirei a vendere neanche acqua nel deserto. Ho un cartello sulla merce che offro: senza prezzo. Regalo ciò che è noto da oltre 40 anni ed appartiene a tutti e di cui, è risaputo, non esistono effetti collaterali, nè controindicazioni. E’ realtà nota.

Le critiche a queste scelte sono costantemente ben “confezionate” dal disegno politico vigente, da decenni ormai; quello fondato sull’ignoranza, l’incompetenza e soprattutto sul luogo comune, che vuol mantenere, anzi far aumentare, il piattume culturale e quindi, di conseguenza, sociale della nostra Nazione.

Se riuscissimo ad avere sincera fiducia nelle capacità dei nostri figli, comprendere quale potenziale li caratterizza e ad avere il coraggio di mettere in dubbio la fallacia dei luoghi comuni, le sterili pressioni della classe fashion, l’emulazione ridicola dei salotti trend contrabbandati (anche) attraverso la TV e ad individuare che in mezzo ai “buoni consigli” si nasconde spesso l’invidia, la comparazione e la paura di non avere ciò che altri hanno raggiunto prima di noi, allora credo che questo potrebbe essere il regalo migliore da fare al futuro della nostra società oltre che ai nostri figli.

Sentirsi genitori, parenti ed amici migliori al punto che avverti l’esigenza di partecipare e dividere la gioia con altri; chiamare al telefono, anche se è tardi, per dire “siamo contenti di quello che accade; a Natale pranziamo insieme. Ti aspettiamo”. Era l’Orso Mario

                                                  If there’s a book you really want to read, but it hasn’t  been written yet, then you must write it. Toni Morrison

No Mo Fobia

No Mo Phobia, sta per No-Mobile (Phone)-Phobia e si riferisce ad un nuovo “disturbo”: la paura di perdere la connessione, il contatto con la rete (Indian Journal  of Community Medicine, 35, vol 2; 2010 April). Queste persone, oltre la metà dei possessori adulti, sono così tanto dipendenti da manifestare una reazione esagerata se la carica della batteria si è esaurita o se il livello di ricezione del segnale (campo di copertura) è basso. I livelli di stress sono paragonabili, da una prima indagine conoscitiva, alla tensione che si avverte prima di andare dal dentista.

I dati della ricerca indicano che tale disturbo interessa il 53 per cento degli utenti di telefonia mobile una percentuale troppo alta soprattutto se consideriamo che tale innovazione è relativamente recente. Sicuramente la tecnologia ci migliora la vita, la rende più facile, veloce, sicura ma, come è ovvio, può renderla anche più fragile.

Disturbo da Attacco di Panico: paura della paura

Se l’attacco di panico rappresenta un processo naturale, essenziale per la nostra sopravvivenza, che non deve essere curato (sarebbe proprio un bel guaio); il disturbo che produce sulla qualità della nostra vita quotidiana deve essere analizzato, circoscritto, compreso e gestito (risolto).

La paura è una reazione autonomica dell’organismo in presenza di un evento, spesso improvviso, che può annunciare, segnalare, pericolo di vita; come tale è registrata nel repertorio comportamentale (specifico) della specie animale. Umani compresi.

Nell’umano la paura viene annoverata tra le emozioni, non per arricchirla forzatamente di un’aurea antropologica ed evitare così di collidere con secoli di filosofia. E’ classificata come una (delle poche) emozioni di base in quanto condivisa (manifestata) da tutte le razze umane. Le emozioni hanno sede in una zona specifica del cervello dove (abitualmente) risiedono; una zona antichissima. Ed è li che devono essere “cercate”.

Per tenere fede alla nostra (superiore) capacità di pensare, ragionare, elaborare, creare e ricordare, la paura oggettiva, quella vera, vissuta durante l’attacco di panico (ormai svanita e fisicamente lontana), non più reale diventa paura di avere paura. Questo è il disturbo che bisogna curare.

Chi afferma di curare, di saper curare, l’attacco di panico, afferma qualcosa di poco attendibile: vuole andare contro Natura insultando il nostro organismo, il suo comportamento e soprattutto la ricerca scientifica. Oggi non è più concepibile girare attorno al problema con false spiegazioni e profonde analisi inconcludenti. Le risposte ci sono ma bisogna saperle individuare ed applicare, caso per caso, con il medesimo rigore metodologico.

Attacco di panico: paura

Contrariamente a quello che potrebbe sembrare, soprattutto a chi ha avuto modo di passare per tale esperienza, l’attacco di panico è un processo naturale del nostro organismo, elaborato – con molta probabilità – per salvarci la vita; evitare il rischio di morire. Mi rendo conto che tale affermazione possa suonare come una grande mistificazione; un falso. Una posizione a dir poco eccessiva, un controsenso. Il panico ci salva la vita? Ma se la sensazione che si ha è proprio quella di “perdere”, in quel momento, la vita. Si gioca a confondere la gente?

E’ vero, la sensazione è proprio quella, ma mi dispiace insistere: il panico ci ha permesso, come specie vivente, di non estinguerci evitando rischi e pericoli ai primi segnali della loro presenza.

Quel che invece non ci permette di svolgere una vita serena perché fortemente caratterizzata da ansia e paura e che la limita in ogni sua espressione perché: “potrebbe ri-accadere” di stare male è il disturbo da Attacco di Panico.

Anche qui – come per l’educazione verbale – può sembrare una esercitazione dialettica, terminologica: materia filosofica fine a se stessa. Invece mi permetto di dire, sulla base di centinaia di ricerche e infiniti dati strumentali, che è proprio su questa definizione che si basa quella che l’utente comune chiama “guarigione”. Se non si accetta questa distinzione la remissione del disturbo diventerà un’Araba Fenice.