Lei era lì

Interrompo l’assenza dalle pagine del Web e da questo luogo di parole e pensieri. Sento il “bentornato” dalla voce di molti. Posso solo rispondere grazie. 

Un titolo “strano” questo. Sì, diciamo che non incontra gli altri titoli di questo blog. E’ il titolo del mio secondo libro; il primo non lo ha letto nessuno ed il terzo, probabilmente, non sarà scritto, quindi approfittate.

Questo libro ha rappresentato una vera “fatica”, non per scriverlo [quello è e rimane un piacere] ma per pubblicarlo. E’ stato cassato da tutte le case editrici, grandi e piccole, con le motivazioni più disparate ma l’amore di molti amici ha fatto si che continuassi a crederci.

Tra i lettori scelti per la lettura critica, pensate addirittura che magia, una è rimasta affascinata tanto che, poi, si è innamorata dell’autore. Che botta di fortuna: con un libro? Accidenti. Naturalmente, come sempre accade, è [appena] sparita, anche lei. Persa tra le nebbie del “piacere”: quello di cui si tratta nel libro. E, guarda un po’, utilizzando i medesimi tratti di inganno: sarà un classico? Forse dovevo scriverlo a dispense. Chissà?

Probabilmente la realtà è diventata vuota ed insignificante cedendo il passo ai social network. E’ stato comunque il segnale per spingere, impetuosamente, il pedale del gas e sgommare dritti sulla pista. Pensate, adesso racconto due storie con un solo libro: meglio delle offerte dei Supermercati in tempo di crisi. Mi sono risparmiato la sofferenza: era già scritta. Però, nel cuore, l’ho rivissuta [male] in pieno.

Adesso però vorrei regalarvi l’incipit. Grazie per tutto quello che sentirete il bisogno di scrivere. Vorrei abbracciarvi tutti, in anticipo, ed invitarvi a bere, insieme, una birra.

Lei era lì. Incantata. Immobile in mezzo alla stanza. Silenziosa. Accarezzava ogni oggetto con gli occhi, delicatamente, rimanendone ogni volta rapita.     

Lo sguardo affascinato sfiorava le forme respirando piano in maniera regolare, fermandosi sulle ombre con la dolcezza di chi guarda un bambino che dorme.     

Dirigeva lentamente il capo inseguendo i messaggi che giungevano, molteplici, a disegnare ricordi sui quali rintracciare pensieri. Ascoltando al contempo la brezza del cuore gonfiare i più reconditi anfratti dell’anima e spingere brividi fin sulla pelle. Perchè sei qui?     

L’ondeggiare dei capelli accompagnava la danza sinuosa dei suoi occhi che disegnavano sguardi. Poi, d’un tratto come se la musica di quei pensieri avesse smesso di suonare, chinò lievemente il capo, socchiuse gli occhi e lasciò che un sorriso disegnasse sulle labbra un delicato sapore di gioia innocente.      La sua anima riprese a danzare.

Volò con la mente verso immagini lontane, che avevano riempito il deserto silenzioso di un tempo. Cercò quello sguardo custodito nei ricordi e, abbandonandosi, lo ascoltò e un brivido si diffuse tra le linee vellutate della sua pelle. L’essenza di un profumo antico si sprigionò dal ventre superando i limiti spaziali del presente per planare, lentamente, nel calore di quella vibrazione. Era lì, adesso, pronta ad affrontare la fine di un viaggio lento.     

Un respiro profondo, lungo come la notte, ridisegnò la sua presenza nella stanza. Si avviò piano verso la scrivania e, sfiorandola appena, si sedette. Quel contatto la inebriò con una forza tale da spingere i pensieri ad annodarsi sul corpo: la pelle rispose ed apparve chiaro sul suo seno il ricordo dell’attesa. Sollevò le narici, reclinò il capo e dischiuse le labbra.     

Accarezzò il legno levigato, antico, punteggiato d’inchiostro, avvertendone calore e morbidezza, come la pelle nuda che una mano sapiente aveva lentamente addolcito da ogni paura. Avvertì distintamente il profumo di chi lo aveva accarezzato, frequentato: assaporando l’incanto della sua presenza discreta.     

Tutto in torno, il gioco delicato dei profumi che si rincorrevano nell’aria invadeva ricordi composti, sconosciuti, avvolti in silenzi di aurore boreali. Sollevò il mento e chiuse le palpebre per respirare quel leggero umore della sera. Lo sentì scivolare nella trachea, lentamente, inondare i polmoni e dissolversi dentro una bruciante sensazione di vertigine. Da dove vieni?     

Fermò la mente per ricamare l’immagine che adesso esplodeva silenziosamente dentro il cervello. La ricompose fino a consumarla. Riconobbe sapori nuovi, fragranze antiche, suoni rassicuranti e messaggi disegnati dalle dita sulla pelle. La vita diventava libera. Lo comprese: e trovò le risposte.     

Fuori, le leggende narrate dal vento diventavano ritmo: profumi e pensieri capaci di diventar parole, non più preghiere. Lei lo ascolta in silenzio: adesso sa.     

Sulle labbra e negli occhi il disegno di un ricordo: un uomo. Il suo Uomo. Nelle orecchie quel canto sapiente le sussurra i riti, i gesti e le parole per accoglierlo.     

Lo attende paziente, come Penelope, e non le importa se sarà invecchiato perchè certamente il suo cuore non lo sarà. Non lo è. Di sicuro. Tornerà e tutto sarà come un tempo. Come non è mai stato. Ancora.     

La luce riverberata dai suoi occhi chiari ci dice quanto questo sia vero. Qui. Adesso.

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1131480

Grazie Renato Gentile

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10 thoughts on “Lei era lì

    • Grazie Barbara, veramente, di cuore.
      E’ una delle (poche) cose che amo di ciò che ho scritto. Purtroppo [si] è legato (incidentalmente) ad un incontro che si è rivelato un falso dopo essersi presentato come magia. Una totale delusione. Adesso l’ho accettato e la strada si ripresenta, nuovamente, libera davanti a me: senza menzogne né giochi di illusionismo.

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  1. Un grandissimo “bentornato” 🙂 E grazie per quello che hai scritto, davvero molto bello. A testimonianza che anche le esperienze che paiono più negative, in realtà fanno uscire la parte migliore di noi 🙂

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  2. Finalmente una bella notizia..
    Quando me lo ha comunicato – Prof. – ho pensato: ‘Finalmente qualcosa di prezioso, di pensato, di sensato da leggere’.
    Dall’incipit sembra essere tratteggiata la prossima fermata di questo treno senza soste. In un momento, questo, senza mete certe ne prospettive, sembra tratteggiare l’identikit di chi non sapevo di cercare, ma – senza saperlo – ne ho un insaziabile bisogno. Sembra essere il profilo senza volto di quella compagna di vita che ho sempre cercato e mai trovato. Si, mi ero illuso più volte di esserci andato vicino, molto vicino, ma erano solo specchietti che hanno abbagliato la vista ingenua di un volatile, come me.
    E adesso mi si prospetta un’altra velocità di vita – parafrasando il maestro catanese – quella di questa figura femminile, che si accorderebbe meglio con la mia flemma e quella di chi come me vive dentro un fosso emotivo.
    Non vedo l’ora di ritornare in quel posto della mente che lasciai anni or sono quando riposi nella libreria quel rumoroso, roboante, fragoroso Silenzio negli occhi.

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    • Leo che piacere ritrovarti tra queste pagine, nelle tue parole. La compagna della vita: un bell’argomento. Negli ultimi tempi ho scritto più pagine a donne, nella speranza di farmi accettare ed amare, di tutti gli articoli scientifici prodotti: non riesco a mollare.
      Bene, riprendi quel posto della mente dove hai “lasciato” il fragoroso silenzio; questo è la sua naturale continuazione. Ti piacerà e mi piacerà sapere che è così, allievo mio, perchè è sempre grazie a te che tutto questo ha avuto inizio.

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