L’homo non è terrestre

Da qualche tempo un pensiero mi rimbalza puntualmente in testa; generalmente prende vita davanti ad un telegiornale o, talvolta, mentre sfoglio il quotidiano. Sto abbracciando lentamente la convinzione che l’uomo, la specie vivente indicata come Homo (attualmente allo stato evolutivo sapiens-sapiens), non sia una creatura terrestre. Un figlio/prodotto della evoluzione della vita sul pianeta Terra.

Da molti anni sono affascinato dalla evoluzione umana: da tutto ciò che potrebbe spiegarci come si sia evoluta la nostra specie. Cercare idee, indizi, tracce ed elementi che possano suggerirci in che modo, e soprattutto perché, la nostra specie abbia sviluppato tutta una serie di caratteristiche da renderlo unico è esercizio che reputo fondamentale per non smettere di affascinarsi alla conoscenza della vita in generale.

Siamo arrivati ad una ricostruzione verosimile, “accettata” da molte discipline, su come la vita si sia sviluppata sulla terra e come ogni evento catastrofico sia stato l’inizio di un cambiamento. Ogni cambiamento ha aggiunto una caratteristica, un dono, che ha condotto alla nascita di questa unicità della Terra in mezzo a miliardi di altri pianeti deserti. Vuoti.

Quel che invece rimane ancora sotto molti aspetti avvolto dal mistero è lo stolto comportamento umano o, forse, il comportamento umano stolto. Dove per stolto intendo quei modi di agire umani che non giovano, né tornano utili, alla sopravvivenza della propria (ed altrui) specie. Ovvero quei comportamenti, atti, azioni che conducono alla distruzione del patrimonio naturale (ricevuto in dotazione) che rappresenta le risorse di cui questa si serve per vivere in un equilibrio vitale. Per tutte le forme di vita.

La risposta, da tempo, è il rompicapo di alcune discipline che per secoli hanno cercato di indagare l’animo umano, la sua “essenza” o la sua indole, per trovare cosa lo spinge a comportarsi “male” coi simili e con la natura. Mentre la prima domanda ha ricevuto risposte rintracciate (e/o rinvenute) in tutto l’immaginario, visibile, invisibile e sovrannaturale che l’uomo ha creato con la sua fantasia, la seconda non ha alcuna risposta a meno che non si accetta l’istanza – creata dalla prima – che l’uomo è dominato dal male. Ergo.

Ora non so se l’uomo è (sia) dominato dal male (lo subisce o lo incarna) o lo ha inventato lui o era già di suo in questa condizione, in ogni caso riesco a giungere solo ad una conclusione: se l’uomo è così intelligente come diciamo, se è così dotato di ragione come ci piace immaginarlo ma sta distruggendo tutto, allora (probabilmente) non appartiene alla storia della Terra, non è un suo abitante e soprattutto non è un prodotto della vita che è nata e maturata sulla Terra.

Il comportamento umano non può essere una espressione di vita riconducibile, comparabile, a tutte la altre che osserviamo in natura né può essere derivata considerando quel che, il resto del pianeta, ha prodotto. L’homo è una bestemmia. La specie homo è un falso, proveniente o fabbricato chissà dove, o da chi, inserito impropriamente nel circuito di questo ecosistema. E’ inadeguato ed incompatibile con tutto ciò che sulla Terra rappresenta il mondo animale e vegetale. Solo così è possibile comprendere atti come: uccidere un feto di sette mesi per riscuotere un indennizzo in denaro da una assicurazione automobilistica o pubblicare su un social network degli autoscatti (selfie) sorridenti (ed allegri) davanti alla salma di un ricoverato, appena defunto in un ospedale dove era andato a curarsi.

Diversamente dagli altri esseri viventi (che seguono il ciclo naturale degli eventi) l’homo ha programmato ed avviato la sua estinzione; ne è consapevole. Cosciente al punto da sembrare disinteressato. Quasi contento.

Tra non molto tempo terminerà questo suo lavoro lasciando alla natura un grosso carico: il compito di accomodare la vita sulla terra. Un nuovo adeguamento post catastrofe sarà messo in atto dalla vita (quella vera) rimasta sulla Terra.

Oggi, a distanza di anni, molti forse, comprendo come mai – e forse anche perché – il programma socio-spaziale “Biosfera” sia fallito (la dicitura corretta è “chiuso”) e i suoi “preziosi” risultati tenuti in segreto. Poi qualcuno ha intuito ed “inventato” un volgare, volgarissimo, reality show.

Ho motivo di pensare che la “natura” dell’uomo, la sua “essenza” caratteristica, la peculiarità comportamentale di base, sia quella di produrre, fare, procurare, architettare e mettere in atto il male – la cattiveria in tutte le declinazioni – per trarne piacere. Unico vantaggio che se ne deduce è il piacere.

Renato Gentile

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5 thoughts on “L’homo non è terrestre

  1. Mi permetto, forse per la prima volta, di rispondere. Non perché ritenga di avere il titolo o la competenza per farlo, ma perché c’è qualcosa, in queste parole, che mi spinge a farlo.
    “La cattiveria in tutte le declinazioni” è qualcosa che, senza nessuna logica, mi ferisce. Come essere e come umano. Il riconoscere la veridicità di quanto detto determina il rifiuto a crederci e la speranza che non tutti siano davvero così alieni come sembrerebbe.

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    • Grazie Nazaria,
      benvenuta. Vorrei comunque sottolineare che non c’è bisogno di titolo nè di specifiche competenze per esprimere, qui, la propria opinione. Sono del parere che questi “spazi” siano una dimensione dentro la quale ci si possa sentire ed essere liberi certi di trovare il reciproco rispetto.
      Ma tornando al commento; non vorrei dare una impressione diversa da quella che mi sarebbe piaciuto esprimere. Volevo dire che, forse, nell’analizzare la vita dell’uomo sulla Terra, bisogna contemplare motivazioni diverse da quelle fin adesso considerate.
      E’ una ipotesi.
      Grazie

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      • Grazie del benvenuto.
        Seguo i tuoi post, ne ho letti diversi, anche meno recenti.
        Sono anche io dell’opinione che questi “spazi” siano liberi e che permettano uno scambio senza dover necessariamente tener conto di titoli o altro, tuttavia bisogna saper distinguere e discernere, prima di commentare, se si può essere in grado o meno.
        L’approccio diverso allo studio dell’uomo può essere una idea significativamente valida, ma, in questo specifico caso e con questa specifica lettura, sembrerebbe quasi un ripudiare le teorie evoluzionistiche a favore di un ritorno del creazionismo, ma questa, ovviamente è SOLO UNA MIA IDEA o, meglio, sensazione.
        Sicuramente banale e probabilmente scontata e , quasi sicuramente, dettata dalla speranza che ancora mi contraddistingue.
        Ancora grazie a te, Nazaria.

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  2. Si, è vero, potrebbe sembrare un “ritorno” al creazionismo ma rifiuto da sempre questa posizione. Non la reputo adeguata nè coerente con i dati. Allo stesso modo non reputo percorribile una analisi dell’essenza umana come qualcosa di interno ed imperscrutabile. I fatti, gli eventi, ci suggeriscono che come specie vivente siamo sempre in lotta per ottenere qualcosa che non serve alla nostra sopravvivenza ma alla nostra estinzione.
    L’unica speranza che possiamo coltivare è di non essere “toccati” dalla cattiveria che gira intorno ma sembra una cosa molto complessa da realizzare; in questo caso la speranza è la prima cosa che bisogna coltivare e realizzare. La speranza non dovrebbe essere l’ultima spiaggia su sui approdare: per caso.
    Grazie ancora,
    Renato

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  3. L’osservazione dell’essere umano è, purtroppo, molto semplice ed estremamente complessa al contempo.
    Non c’è nulla di interno, o imperscrutabile. I comportamenti , tu mi insegni, sono tutto oltremodo manifesti.
    Evoluzionisticamente parlando la lotta per ottenere qualcosa è sempre stata l’arma vincente.
    Peccato che forse proprio il concetto stesso di lotta si sia tinto, nei secoli, di cattiveria.
    Contro ogni logica la speranza e la consapevolezza che il “terreno di caccia” si sia modificato e plasmato in maniera più “civile” è quello che mi fa (personalmente) andare avanti.
    Ma torno spesso sconfitta a leccarmi le ferite nel mio piccolo angolo di mondo.

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