Corona & Scettro

Non amo scrivere di politica, direttamente; seguendo cioè un pensiero orientato o predefinito. Mi piace pensare alla politica come ad una gestione del bene comune e costante difesa delle eventuali [aberrazioni] alterazioni dell’equilibrio sociale.

Siamo stati, nell’antichità, bravi a regolarizzare il vivere sociale tralasciando, a mio parere, la convivenza. Cosa ben diversa.

In Italia sembra esistano più reati non contemplati, per una regolazione sociale, che leggi. La fantasia e la creatività non mancano: inventiamo reati che non hanno leggi che le sanzionano. Di contro abbiamo reati raffinatissimi nati dalla fantasia dei migliori legislatori. Questa è libertà.

E’ un paradosso non avere leggi e relative sanzioni da elevare per azioni che danneggiano gravemente – o distruggono, uccidono – il bene comune. Anche la parola giustizia sembra una delle tante fantasie italiche ancora non realizzate: come il ponte sullo stretto. Eppure siamo (stati) la patria del diritto.

Questa premessa vuole mettere in evidenza una modalità comportamentale che è tipica del nostro sistema [italico] comunicativo di tipo sociale. Non credo sia necessaria una laurea o una formazione culturale specifica per comprendere cosa accade giornalmente sotto i nostri occhi: basta guardare con un minimo di attenzione, semplificare e riflettere.

Gli Italici comunque amano il dibattito sterile, le battaglie verbali, gli slogan e gli striscioni, le campagne di giustizia, il braccio di ferro fatto di annunci e minacce, i messaggi tweet. Si fa “salotto” in ogni trasmissione televisiva ad ogni occasione, per risolvere questione serie come se bastassero banali opinioni. Un popolo, il nostro, distratto e disattento che ha (al governo e non) i politici che merita e che difende per principio: come la fede calcistica. Un popolo sempre e comunque diviso, per gioco. Per stupidità.

Recentemente è in atto una campagna di appelli, a largo raggio, per “salvare” dal carcere un fotografo (ma sarebbe più idoneo usare il termine paparazzo) diventato, chissà perché, personaggio noto. Non è certo famoso – non ha qualità di alcun tipo – ma è conosciuto. Si dice che, in carcere, stia male: soffre. Comprensibile ma, se è li avrà pur combinato qualcosa; non sarà certo innocente. Avrà fatto qualcosa che ha violato o danneggiato la percezione le regole della civile convivenza.

Ho ascoltato, per dovere di conoscenza, qualche telegiornale e letto decine di articoli. Ho contato oltre 10 capi di imputazione, tutti gravi ed alcuni addirittura gravissimi. Credo che chiunque altro cittadino (me per primo) del Paese, che avesse commesso solo uno (dico uno) di questi reati, sarebbe in carcere già da tempo senza sconti né possibilità di aver voce. In carcere ad attendere il tempo della pena, in silenzio e inascoltato. Questo signore invece ha avuto decine e decine di occasioni per andare in TV non solo a discolparsi ma soprattutto ad accusare, irridere ed offendere. Ed è nato un idolo, con tanto di scettro. Accidenti.

Gli scudi si levano e alcuni sono scudi famosi, noti, importanti. Mi piace informarmi, lo faccio con rigore e metodo, poi ascolto le “ragioni” dei pro e dei contro. Ancora una volta siamo caduti nel ridicolo, nella farsa: il festival di frasi, editti e slogan contro la giustizia ha preso il via. Non le riporto perché sono una vera indecenza e ripetono lo stesso ritornello: a) non merita una pena così dura; b) altri imputati “prendono” una condanna minore. Invenzioni verbali, simili alle scuse che elaborano, a loro discolpa, bambini e adolescenti. Motivazioni che non si possono né accogliere, né accettare.

Ancora una volta non sappiamo dove guardare e cosa è necessario dire: tutti insieme. Tutti i cittadini, all’unisono e con grande veemenza dovrebbero gridare di rabbia. La richiesta è semplice: mettere in prigione tutti quelli che hanno commesso reati analoghi – non certo tutto il pacchetto, che rappresenta una collezione non da poco – senza fare sconti o particolarità di trattamento. Tutti.

La vera domanda, legittima, quindi è: perché lui e gli altri no? Questo avrebbe senso. Applicare la regola, nota, della giustizia uguale per tutti. E’ questa la domanda da porsi.

Se non si sa formulare la domanda, la risposta non avrà senso e il gioco del “derby” e dei tweet continuerà infangando (a torto o a ragione) il senso della giustizia. Senza giustizia si rimane divisi. Discriminati per definizione.

Che ci sia un solo colpevole in carcere, che stia “pagando” quello che molti altri cittadini – con altrettanti reati – normalmente non pagano, e che continuano altresì a girare per il Paese ricoprendo (anche) impieghi di tutto rispetto, è una scelta incivile. E’ una scelta che non fa onore a nessuno. O tutti o nessuno. Questa dovrebbe essere la voce della popolazione; Big & Vip in testa. Come sarebbe rivoluzionario.

Quando uno paga per tutti significa solo una cosa: è mafia.

Renato Gentile

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One thought on “Corona & Scettro

  1. Vero ho anch’io fatto caso alla quantità di condanne proprio l’altra sera. È vero semmai che altri non scontano, per vari motivi, quanto dovrebbere. Allora assistiamo allo stalker o alcolizzato alla guida che circolano impunemente. In tal senso colgo delle storture.

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