Fascismo democratico

Una città inospitale, così la descrivono alcuni concittadini, residenti illuminati, non tutti; e sono pochi. Gli altri si meravigliano, si stupiscono, cadono dalle nuvole quasi gridando al sacrilegio al vilipendio. I primi sono le persone giuste, cioè consapevoli di quello che (in fondo) rappresenta questa cittadina. Sono le persone per le quali ho deciso di trasferirmi qui e che mi dispiace, ahimè, dover lasciare.

Sono già due anni (o poco più) che osservo sistematicamente, valuto, ipotizzo e verifico; prima ero “cieco”. Illuso. Questa città cela aspetti, caratteri riconducibili all’atteggiamento, al modo di fare mafioso. Preciso.

Sottolineo, ancora una volta che questo termine non indica necessariamente omicidi, estorsioni, vendette o stragi. Il termine mafioso comprende una serie di caratteristiche che facilmente possono essere “celate” dietro una condivisa modalità di vita sociale, amministrativa. Mafia significa “gestione”: una particolare gestione che sotto certi aspetti “funziona”. Significa organizzazione: regole. E soprattutto significa accesso vietato ad altri non contemplati: chiusura. Totale. Ostilità mai manifesta.

Gli ultimi (miei) contatti con le strutture amministrative, pubbliche e professionali che si occupano della gestione in genere (scuole, studi professionali, aziende consociate etc.) che in qualche modo rappresentano la facciata di questa città, sono pure rappresentazioni di una mentalità mafiosa caratterizzata (e alimentata) dalla diffidenza, dal sospetto ed alla (estenua) difesa del bene proprio, della propria individualità, dei propri giri “familiari”. Del rifiuto.

Mi potrebbe star bene se non fosse che questa si autoproclama “la città della gente” (aperta cioè a tutti i contributi). Quale gente? Ma chi è “questa” gente? Chi sono queste persone? Non si capisce; eppure si sbandiera lo slogan e tutti lo accolgono.

I morti della guerra partigiana, gli eroi antifascisti e con loro gli ideali dei valori di libertà e giustizia, oltre che uguaglianza, non ricevono il dovuto rispetto da questa Città. Quei combattenti hanno “tentato” di liberare la città ma questo non è mai realmente accaduto. Hanno provato, inutilmente. Hanno perso.

Basterebbe il lavoro di pochi giorni di storici e sociologi, qualche osservazione sul campo, qualche intervista e qualche sporadica partecipazione ad eventi culturali o sociali per comprendere che tipo di cerchio chiuso racchiude un puro e vivo sentimento fascista. L’ho detto.

Bene, non passa il concetto di mafiosità (me ne sono accorto) suona brutto, offensivo, inadeguato (anche se non si riesce a dimostrare il contrario) allora lasciatemi passare quello di fascismo. Questa città ha un cuore ed una (ben celata) espressione sociale fascista. Suona un controsenso, un non senso, una bestemmia? No.

Credo proprio di no. Quel modo di fare, che molti hanno combattuto pagando con la vita è finemente celato da un velo raffinato di (falsa) socialità, gentilezza, disponibilità e apertura che è solo apparente, molto apparente. Direi funzionale agli scopi quindi: un falso. Perfettamente visibile nella quotidiana richiesta di giustizia. Quella, appunto, banale.

Mi “piace” definire questo stile di vita (condiviso da molti) un “fascismo democratico”, sostenuto da un concetto (falso) di “trasparenza“: regole di incorruttibilità gestite da chi è dentro, nel giro. Non è una nuova etichetta, da me inventata o un nuovo movimento messo in piedi dalle nuove generazioni di rampolli, di rango e non, arrivisti, ma una evoluzione, in loco, del peggiore dei mali italiani. Una perfetta strategia di potere e di controllo.

Chiedo scusa, davvero, a quanti non si riconoscono in questa definizione, in questo concetto e che, non a torto, alzeranno voci ed insulti contro questa visione ma sono una parte, una minima parte, un “poco” per cento. Che non conta. Non possono riconoscersi ma sono inconsapevoli vittime di questo regime che toglie tanto a molti, soprattutto diritti e giustizia, per tenerlo per se. Dare benessere, privilegi e ruolo solo ai membri del loro ristretto cerchio di “amici”, notabili veri e/o falsi, dislocati nei posti giusti: dappertutto.

C’è una enorme struttura, diffusa, che si fonda sul falso. Un abile gioco di prestigio, di illusionismo. Ogni iniziativa “sociale”, civile o culturale è solo una operazione di facciata, di mimetizzazione e propaganda. Manca addirittura la più elementare giustizia civile. Chi andrebbe a cercare fascisti nella città dei “rossi” per antonomasia? Nessuno. Pensare che lo sia equivale a sostenere una eresia.

Quale gioco più semplice?

Renato Gentile

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