La scuola: un pesticida della cultura.

Sragionamenti #3

La fine dell’anno scolastico, lo scorso mese di giugno, mi ha visto per motivi diversi coinvolto occasionalmente, di striscio, ad assistere incidentalmente ad alcune dinamiche legate alle svolgimento degli esami di licenza media. Ne ho tratto materia di riflessione sulla pochezza di alcuni esemplari del genere umano e soprattutto mi ha fornito argomenti di goliardico intrattenimento durante le serate tra amici. Naturalmente sia le prime che le seconde hanno il sapore dell’amarezza e soprattutto della rabbia dettata dall’impotenza contro l’ignoranza. Una triste, seria e radicata (immodificabile) realtà. Made in Italy.

La mia posizione nei riguardi del sistema scolastico (non certo educativo), o dell’istruzione, è quanto mai nota. Vecchia da tempo: da quando ho iniziato ad occuparmi di educazione speciale. Decenni fa. Chi mi ha incrociato, in qualche modo, conosce il mio “adagio” trasgressivo, provocatorio, cattivo, acre che utilizzo per proclamare la grandezza della scuola italiana. Non è una battuta. Ho detto grandezza.

Sono del parere che il 70 – 75 per cento degli insegnanti scolastici sia semplice ma in questo caso inutile, zavorra.

E qui, con uno scatto che niente ha da invidiare al moto mondiale, dalla platea partono gli insulti. Sempre, puntuali. Tremendi. Si inizia con una diagnosi di psicopatologica che dovrebbe rappresentarmi, si passa per un commento sulla cultura dei miei genitori e sull’educazione impartitami, si soffermano sulla presunta professione di mia madre e sullo stato civile di mio padre ed infine sfociano con calorosi auguri di ottime malattie mortali da contrarre da qui a poco ed anatemi sul mio futuro. Tutto noto, tutto previsto: tutto sotto controllo. Incasso.

Dopo aver recitato gli scongiuri, cha a quanto sembra funzionano anche se non ci si crede, passo a concludere la frase (interrotta) il cui inizio ha scatenato la rivolta dei Vespri. La mia serenità impermeabile, almeno esteriormente, a tutto quel ben di dio di curriculum irrita ancor di più gli astanti. Generalmente in questi brevissimi frangenti, mi posso giocare una variante, una carta da bastardo, dettata dalle condizioni di rabbia che voglio creare: gioco al ribasso o al rialzo della percentuale… e scateno l’ira di dio.

Finalmente la reazione si scarica e posso concludere il mio pensiero; sempre col fucile puntato addosso.

Il rimanente 30 per cento del corpo docente (continuo) è talmente preparato, motivato e culturalmente orientato alla professionale, da far andare avanti bene l’intera baracca. Queste persone sono veramente eccezionali: fanno funzionare la scuola. La preparazione di queste persone, la loro cultura, la loro modestia e la loro bravura didattica sarebbe da diffondere, da distribuire, da imitare. Sono la vera ed unica forza, invisibile, della scuola. Pensate: 30 persone, su 100, salvano l’istruzione dal crollo. Ed è una ricchezza che vive nel silenzio e nell’onestà del proprio lavoro; nel muto impegno della speranza di dare vita a giovani che altro non desiderano che questo: basta saperglielo offrire.

La realtà e che anche la scuola ha adottato sistemi di istruzione cautelativa annoverando molti proseliti: scansafatiche, ignoranti, disumani ed irresponsabili. Ciò significa che abbiamo perso ogni speranza di crescita e di sviluppo. L’istruzione, diventata (a suo tempo) obbligatoria per legge, ci viene nuovamente negata per difetti strutturali. Si rimane ignoranti: si formano (volutamente) ignoranti Certo non siamo più analfabeti, come mia nonna ma certamente molto più ignoranti. Le molteplici riforme, in mano a dei veri ladri di futuro, hanno partorito dei mostri: insegnanti ignoranti, frustrati, disinteressati e soprattutto incompetenti e demotivati ma investiti di un potere che nessun “buon padre di famiglia” darebbe loro in mano. In pratica sono dei cloni, perfetti, dei politici italiani. Precisi.

Si salvano poche (ma buone) persone che hanno la fortuna di incontrare quel 30 per cento. In ogni caso meglio di una lotteria. Non oso pensare a quali novità “epocali” (come si usa dire da tempo) andremo incontro nel prossimo futuro con nuove riforme; anche l’immaginazione può avere i suoi limiti quando il peggio è già stato fatto. Una cosa è certa nessuno dei politici prenderà in mano uno dei libri di testo della scuola media per “sperimentare” quanto impossibile sia imparare qualcosa da quei libri, da come sono concepiti e dal modo in cui vengono trattati gli argomenti. Lo specchio di quel 70 – 75 per cento.

E’ una sfida aperta a tutti, da me naturalmente: riuscire ad imparare qualcosa di sensato e soprattutto corretto da quei libri. Chi li scrive e (poi) chi li disegna, ne cura le immagini e l’impaginazione, sta pensando ad un “magazine”, non di più, non certo a creare uno strumento di studio e lavoro. No.

Mi chiedo come faccia un insegnante ad adottarli, qual è il criterio di scelta, la logica della costruzione del sapere da trasmettere. Non offrono alcuna visione di apprendimento: neanche nozionismo. Zero.

Mi piacerebbe che i genitori prendessero in mano i libri e cercassero di capire qualcosa ed esprimere la loro opinione. Finalmente. E poi naturalmente mi piacerebbe somministrare le prove INVALSI (livello scuola media inferiore) a tutti i nostri parlamentari, secondo le regole. Sono certo che ci sarebbe davvero da piangere. Da tutti i lati della faccia.

La scuola Italiana – ovvero i ministri che ne hanno preso carico – è riuscita a cancellare totalmente, modelli didattici di vera eccellenza in poche misere battute spacciate per riforme, come se il patrimonio culturale e l’approccio didattico che era stato creato fosse sbagliato.

Forse, però, a pensarci bene lo era, lo ha rappresentato nei fatti; ci avrebbe fatto diventare una Nazione migliore. E questo non è contemplato da chi vuole governare basandosi sull’ignoranza.

Dai, si torna a scuola: consideriamola una pausa, presto sarà finita.

Renato Gentile

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