Giochiamo al processo?

Scrivo perché nessuno legge. Una nuova “motivazione”  stravagante, per continuare.

Sragionamento n° 2

I nostri politici, come si è già argomentato, sono considerati dal sottoscritto fermi alla fase preadolescenziale di crescita. Pertanto giocano a “star bene solo noi”; un gioco al quale dedicano tutta la giornata e sul quale si concentra tutta la loro energia caratteriale. Impulsiva, rigida, irrazionale ed irresponsabile.

Invece il popolo, lo Stato, cioè gli altri (che dovremmo essere noi), gioca “al tifoso della squadra del cuore”. I rapporti relazionali che si intrecciano tra gli uni e gli altri – soprattutto con la diffusione del veicolo twitter – sono davvero affascinanti, imprevedibili e soprattutto ambigui. Una democrazia da sballo.

Non si discute, si fanno solo dichiarazioni di guerra, critiche, parolacce, insulti ed altro in chiave pre-adolescenziale. Dentro o fuori, non ci sono vie di mezzo, sfumature; e i colpi di scena si consumano sul piano dell’irreale. Le teen comedy sono un serio riferimento: hanno fatto scuola.

I nostri politici gestiscono il paese esattamente con l’atteggiamento pre-adolescenziale che li caratterizza e il popolo, lo Stato, dal canto suo gioca a dividersi: gioca “al tifoso della domenica”. Il risultato è il medesimo del calcio. Tutti partecipano, guadagnano e vivono alla grande. Il tifoso non vince nulla ma è contento; è sufficiente che gli “altri” abbiano perso.

Altri politici e governanti invece continuano a giocare (senza farsi vedere) ad “asso piglia tutto” senza possibilità di cambiare gioco e soprattutto regole. Sono un po’ più grandi dei primi, più maturi; pensano (già) al futuro dei figli.

Se si guardasse con occhi e mente serena come si muovono questi personaggi e soprattutto a che scopo, il risultato dovrebbe essere solo indignazione. Non potrebbe essere altro. Se si guardasse allo svolgimento degli eventi ed alle semplici relazioni temporali, con occhi puliti e mente aperta, tutto sarebbe chiaro. Fin troppo. Facciamo, come sempre, un esempio: il caso di Karima El Mahroug.

E’ triste vedere ancora persone, personaggi, testimoni e figure istituzionali muoversi (arrampicarsi) attorno a qualsiasi cosa per non far trapelare la verità. Muoversi in maniera da far condannare meno gente (importante) possibile, coprire “ruoli” deviati (venduti) o inefficaci (corrotti) importanti della Nazione dalla vergogna. Una partita a Risiko è un gioco di pace.

Nel frattempo le fazioni delle tifoserie sono state sparpagliate; il caso non è più tanto “caldo”, come qualche mese fa, e quindi è pronto per essere spento. Dimenticato ed archiviato. Il colpo di mano sarà fatto in silenzio.

Da anni sostengo (sragionando) che la soluzione, la chiave di lettura del “caso Ruby” è bloccata da pezzi di potere in Sicilia; tutto sarebbe chiaro e molti non avrebbero scampo se solo venisse a galla qualcosa di banale, elementare nota a tutti tanto da non suscitare attenzione né considerazione. Però è bello vedere la fine di questa vicenda; proiettata già nel 2015, un altro derby sarà archiviato e presto dimenticato. Bisogna pensare al prossimo.

Bene, come dicevo, seguiranno altri sragionamenti estivi: tanto nessuno legge quindi (io) non rischio alcuna denuncia e tantomeno alcuna intimidazione.

Buona “non lettura” a chi non legge.

 

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