Giochiamo al ministro?

Scrivo perché nessuno legge. Una nuova “motivazione” quasi un ossimoro, stravagante, per continuare.

Sragionamento n° 1

Che la politica sia una attività di svago, gioco, è (per me) fuori da ogni dubbio. Senza nulla togliere a quelle che sono le nobili attività di gioco e svago per lo sviluppo e l’equilibrio dell’essere umano trovo comunque non appropriato l’uso di questi termini in quanto c’è di mezzo la vita sociale e culturale di una popolazione. La nostra: quella italica. La politica non è può essere un gioco per pochi; mi spiace.

I “nostri” politici giocano ovvero: non hanno alcun contatto con la realtà. Giocano nelle “sale” istituzionali; noi gli diamo le monetine per continuare a giocare, a fare un altro giro. Impegnati come sono a spendere monete nelle macchinette, non sono interessati ad eventuali scelte politiche volte a migliorare la qualità della popolazione. E’ una semplice costatazione della realtà. Basta poco per vedere quello che è. Nulla.

Certo a fine giornata qualcuno, al telegiornale, gli chiede: “allora avete fatto i compiti?”, loro trovano (come tutti i preadolescenti) le solite giustificazioni per il fatto di non aver aperto libro e tutto viene rimandato a domani.

Per scegliere e adottare strategie efficaci di risoluzione dei problemi, basterebbe, in primo luogo, leggere. E chiaro che non parlo di libri, classici, trattati o monografie (anche se non guasterebbe) ma informazioni legate alla conoscenza, allo sviluppo, alla tecnologia, alla ricerca e all’arte. In secondo luogo sarebbe necessario possedere una qualità umana che i politici (per definizione) non possiedono: la capacità di cogliere le informazioni ed “intuire”, intravedere ove sarebbe utile o necessario applicarle. Cogliere elementi che mettono in relazione fatti distanti tra loro ed utilizzarli per il bene comune è facilissimo: basta non essere politici o cittadini beoti drogati di calcio, fantapolitica e reality show.

Abbracciare una scoperta per renderla utile alla popolazione equivale ad essere seri, onesti e responsabili del proprio ruolo. I nostri politici invece sono concentrati solo su se stessi, sulle loro dichiarazioni, sulle pose fotografiche e sull’effetto che queste hanno sui social network e sui sondaggi. Altri invece, non amano la popolarità e quindi si dedicano (in silenzio) a trarre profitto economico per il proprio cerchio (magico) salottiero. Tanto la popolazione è distratta da altro mentre i colleghi “giocano”.

Mi permetto un esempio a sostegno di ciò che qui si vuole trattare. Alcuni giorni fa (Luglio) un gruppo di ricercatori svizzeri, tra i quali alcuni italiani, hanno messo a punto una metodica per inserire dentro un prodotto alimentare una particella di DNA che consenta, all’occorrenza, una “identificazione” precisa dello stesso.

Nello specifico dello studio si tratta di una particella dell’olio d’oliva che ne certifica, in qualsiasi parte del mondo per ogni esemplare preso a campione, la sua qualità. Una certificazione di autenticità, provenienza e qualità indiscutibile. Attendibile come solo il DNA può fare. Il costo di questa particella aumenta il prezzo finale (di una bottiglia) del prodotto di 3 centesimi di Euro. Tre centesimi di euro; poco più delle vecchie 5 lire, per litro.

Adesso mi viene da pensare ai miliardi di euro di prodotti sofisticati, falsi, contraffatti o alterati, venduti nel mondo col marchio “made in Italy”. Penso allo spiegamento di forze umane e di investimenti economici per individuare, controllare, sequestrare e distruggere prodotti contraffatti. Penso al donno alla immagine dei prodotti, al nome infangato delle aziende, per non parlare dei danni alla salute che determinano.

Penso a tutta quella gente, sulla Terra, che ama ed usa il prodotto italiano: che lo cerca, lo richiede e consuma. Dargli la garanzia di un prodotto originale, offrirgli la qualità che paga senza paura di prendere un bidone è il minimo se vogliamo difendere la nostra produzione ed il nome dei prodotti tipici, ovunque richiesti. L’economia di tutto il paese sarebbe salvaguardata. Con poca spesa e senza dispiegamento di forze (armate) umane.

Bene, solo i politici italici possono essere talmente ignoranti, negligenti e idioti per non prendere subito in considerazione questa soluzione. Diffondere la notizia, abbracciarla, incentivare i produttori a farne uso e andare fieri del proprio nome. Esportare ed incassare. Ultimo e non ultimo per importanza: sconfiggere la contraffazione e la malavita che la gestisce con 3 centesimi di euro.

E’ vero avete ragione; ho già sentito la domanda.

“Il politico, in denaro, direttamente, cosa ci guadagna?”,

La risposta a tutto questo (dall’inadempienza all’ignoranza) è riposta in questa domanda.

Grazie

Renato Gentile

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