Come cade un “mito”

 

Non possiedo la TV ma quando capita la guardo. Poco.

Sempre con occhio attento ed orecchie aperte. La TV è fonte costante di conoscenza ed indignazione e non si può perdere occasione.

Mi sono imbattuto in un programma che avrei voluto vedere per intero: una rassegna per “raccontare” Massimo Troisi. Una delicata commemorazione a 20 anni dalla morte. Ricordo perfettamente quel periodo: era da poco nata mia figlia.

L’ho sempre apprezzato e stimato, da spettatore, come tanti, ed ho raccolto – di tanto in tanto – alcune interviste che girano sulla Rete. Sono facile alla commozione quando si tratta di rivedere personaggi grandi, comprenderne la loro portata e avvertire la loro assenza, la perdita del loro contributo umano ed artistico. Però sono anche (illogicamente) convinto che un grande, generalmente, ci lascia presto. Il Gruppo cosiddetto dei “27” lo dimostra; naturalmente post hoc. Fortuna che non è una regola.

La trasmissione comunque, oltre ad alcune immagini veramente grandi, mi ha offerto l’occasione per perdere o meglio, cancellare un mito. Una delle attrici intervistate. Peccato. Una mia ragazza, del cosiddetto “periodo palermitano”, somigliava fortemente a lei ed era famosa anche se non quanto questa attrice. Ciò ha reso la faccenda leggermente più dolorosa. Intimamente.

L’attrice, intervistata come tanti altri personaggi, voleva dire (forse) qualcosa di originale, evidenziare un aspetto peculiare di Troisi. Forse voleva dire o stava appunto dicendo – senza trovare la formula giusta – che (anche se bravo) culturalmente era un ignorante (cioè una persona che non aveva studiato) sottolineando, testualmente, che: “non aveva letto libri”.

La signora si è subito ripresa invocando una istanza in grado di funzionare da “excusatio” salva-immagine (propria) dell’affermazione/lapsus precedente: “Anche se non aveva letto libri, aveva un inconscio colto”. Ripete l’ultima parte due volte, forse anche tre, non per ribadirlo ma per cancellare nella mente dell’ascoltatore la premessa.

Qui mi fermo, non commento, sto zitto. La materia potrebbe suscitare un vespaio che ci farebbe ricordare i livelli culturali dei nostri politici o alcune trasmissioni gestite sulla linea dell’amore per l’odio e il desiderio di volgarità gratuita.

Però un inconscio colto è una bella affermazione. Forte davvero, anche se non farà riabilitare un mito “scivolato” su un lapsus. Rifare la ripresa non sarebbe stata una bella figura per una persona che ha studiato, professionalmente e culturalmente parlando.

Troisi è stato un Grande. Stop.

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