Selfie: la patologia è servita.

Dopo i recenti – simpaticissimi – pezzi di alcuni blogger (Evaporata e Disturbodipersonalità) anche la mia attenzione si è “accesa” sugli autoscatti.

E c’è chi ne trarrà vantaggio. Ovviamente.

Il gioco è semplice e funziona perfettamente. La categoria professionale è in crisi e non trovando nuovi sbocchi di lavoro si inventano nuovi disturbi, patologie, da curare e la gente, il popolo, ci casca. Nessuno si accorge della bufala.

E’ come il servizio giornaliero (oggi 25 Aprile) al Tg 2, della Tv RAI, sulla recentissima “scoperta”, con tanto di prova e storia di curiosità, sul canto delle balene. La gente ignorante abbocca, ci crede, e rimane affascinato dalla “novità”; vede che i soldi spesi per il canone servono, in fondo, a qualcosa. Molta gente oggi si sentirà aggiornata in fatto di scienza

Mio figlio, da poco maggiorenne, aveva pochi anni quando collezionava le campionature dei suoni, le voci di Delfini, Cetacei e Balene apparse su Internet.

Ma torniamo al tema. Per l’Associazione degli Psichiatri il processo creativo della malattia mentale è molto semplice: si aspetta o si agevola una moda, un vezzo, un comportamento da imitare perché preme sulle “pulsioni” adolescenziali. Poi, una volta che questo stile si diffonde, diventa oggetto di preoccupazione di qualcuno, generalmente un padre illuminato (quelli che si preoccupano per il numero di caffè assunti per calmarsi ogni volta che trovano la moglie con un altro nel proprio letto) che gira la domanda all’esperto di turno illuminato o una madre che cerca disperatamente la risposta sulle (solite) riviste scientifiche. Appena la domanda diventa pubblica gli esperti si occupano di confezionarla: lo si inquadra come disturbo comportamentale codificato che, prima o poi, sarà contemplato nel Manuale Diagnostico Statistico, ad uso di tutti i pressa-neuroni. Una ambrosia.

Stavolta tocca all’autoscatto, il cosiddetto Selfie, da pubblicare in Rete. Gli psichiatri sostengono che: “chi ha la mania del Selfie soffre di un “disturbo mentale caratterizzato da mancanza di autostima e lacune nella propria intimità”. È questa la proposta dall’associazione nei confronti di chi passa il tempo a farsi autoscatti per poi condividerli sui vari social network. I medici che hanno effettuato la ricerca sostengono che gli amanti del Selfie soffrono di un desiderio ossessivo compulsivo di realizzare fotografie di sé stesso in quanto hanno lacune della propria intimità. Questa delle lacune dell’intimità è una cosa che mi prende forte.

Naturalmente la scienza è scienza. Esiste già la classificazione e la valutazione quantitativa del disturbo. Sono affetti da “Selfite borderline” coloro che si limitano a 3 autoscatti al giorno, anche se non pubblicati. Sono invece affetti da selfite cronica coloro che pubblicano più di 6 foto al giorno.

Quelli in mezzo saranno presi in considerazione via via, a seconda dei casi.

La notizia si chiude con la solita, laconica, posizione di speranza con una pubblicità (poco occulta) a basso prezzo: “al momento non c’è ancora una cura ma si può gestire la dipendenza grazie alla Terapia Cognitivo-Comportamentale.

Buon lavoro a tutti.

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