Autismo in blu: che spettacolo

2 Aprile: giornata della consapevolezza sull’autismo.

Il rispetto per il dolore e la sofferenza di chi vive o sta a contatto con la malattia è immenso; soprattutto quando si tratta di bambini. Per me è così e non potrebbe essere che così. Da sempre. Sento comunque il dovere, oltre che il bisogno, di “indignarmi”, quando si fa leva sul dolore per ammaestrare genitori a premere sulle istituzioni e avanzare richieste che consentano, a chi di (in) competenza, di far cassa.

Una ennesima manifestazione, strategicamente dipinta di blu, in cui si denuncia la disattenzione (o latitanza) delle istituzioni a non voler investire soldi (pubblici) per pagare gli “stregoni” di turno e le loro miracolose idee.

Stregoni e maghe non chiedono soldi, neanche li toccano: li fanno chiedere ad altri che poi glieli donano. Li rigirano. Istituzioni cieche e sorde alla richiesta di guarire bambini; istituzioni che da sole non ce la fanno. Istituzioni incompetenti? No, questo mai. Cane non morde cane. Le istituzioni sono per definizioni competenti e si aiutano l’un l’altra.

Come è noto, il terreno “autismo” è ricchissimo ma non è certo un territorio vergine. E’ stato ben sfruttato, prosciugato, inaridito e dimenticato. Periodicamente, dopo il maggese, qualcosa si sveglia e puntuale arriva qualcuno che dice di aver trovato la soluzione. Inizia la nuova colonizzazione: un nuovo esperto (con collaboratori ad hoc) prospetta cosa vuol fare e come farlo. Il miracolo è annunciato e sottoscritto (dai genitori); basta dare acqua ed il terreno si risveglia. Adesso serve più acqua e un po’ di concime, quello giusto e vedrai che vegetazione. Chi può negare l’acqua?

I nuovi colonizzatori hanno talento, si vede. Si fanno strada, hanno proseliti che organizzano a proprie spese conferenze, tavole rotonde, giornate e interviste. Parlano, mostrano e “dimostrano”. Non chiedono: hanno la soluzione in tasca. Pronta. Benvenuti.

Investire parole vaghe, vuote, per guadagnare una visibilità da spendere per la carriera economica (il prossimo passo sarà la TV e poi “via alle prenotazioni” in privato) sulla sofferenza è quanto mai indegno. Gli esempi sono tanti; uno, per esempio, il caso Stamina, è in corso nei tribunali in questi giorni. La musica non cambia. Da decenni.

La musica non può cambiare perchè non c’è storia scritta, raccontata. Non si è mai costruito un riferimento, un punto fermo. Non c’è testimonianza, non si è voluto creare memoria di testimonianze: tutto deve rimane impunito. Sempre pulito. Chi ruba scappa, sparisce e dopo aver sapientemente pulito il cattivo ricordo si lascia lo spazio libero per la prossima truffa. Quante ne ha viste di queste sceneggiate l’autismo? Tante.

Una sindrome le cui cure (terapie e trattamenti) proposte occuperebbero l’intero Festival di Sanremo per la varietà delle composizioni miracolose.

Dopo più di venti anni la musica sull’affare autismo è la medesima ma avverto che è ancora più scadente: composta in proprio (con poche apparecchiature) e suonata anche male. Solo effetti “speciali”: suoni falsi e irreali. Rumori da composizioni House. Rumore di fondo da social network.

Tutto questo è possibile perché manca in chi se ne vuole interessare, magari solo per sana curiosità o perché affascinato dal “mistero”, la conoscenza della storia di questa malattia, soprattutto di quella sperimentale. Della ricerca. Pur esistendo una vastissima, ampia e variegata letteratura, governa ancora – in chi si vuole interessare di questa malattia – una grande ignoranza. Le conoscenze risultano pertanto frammentarie, incomplete, ridotte, isolate, qualitativamente scadenti e ricondotte – al massimo – ad uno slogan ad effetto. Una frase a caso sul mistero autismo. Eppure questa sindrome ha dato vita alle migliori “invenzioni perverse” della mente umana (sana?) che l’ha “interpretata” (studiata) e piegata al proprio interesse. Una letteratura affascinante. Ogni proposta “suona” diversa ma è sempre la medesima nenia. Truffa.

Del resto anche all’interno delle stesse Associazioni c’è guerra. Ho sentito i rappresentanti della Puglia (già colonizzata) dire a quelli della Sicilia (in lista d’attesa dopo oggi): “qui siete ancora all’età della pietra”. Non era certo un’offesa, ma solo un’amara constatazione… per giunta errata. Mi avvedo che qui, in loco, sono ancora più indietro, vagano nella savana; semibipedi. Mi spiace ma è così.

Ho visto ed ascoltato i nuovi colonizzatori; non posso smentire la mia indole. Giovani, decisi e preparati. Del Nord, non importa quale nord (ovest o est) purché geograficamente siano più a nord della terra da conquistare: è tradizione. Ostentano, appena, il vernacolo di provenienza per distinguersi dai residenti. Cervelli dell’eccellenza che non fuggono all’estero ma migrano al Sud. Attrezzati, ben messi cioè muniti di titolo accademico/professionale, licenza necessaria per vendere la verità, distribuire cioè il “modello” miracoloso – l’unico che veramente funziona – a coloro che trovano (perché disperati) i fondi per pagarli. Gli altri sono inutili. Niente fondi niente modello.

Il fumo delle speranze viene sapientemente sparso durante la giornata spettacolo come quello dell’incenso e molta gente, una volta aperto il cuore per sostenere la sofferenza, si allea. Riconosce la battaglia giusta e si arruola. La consapevolezza (di chi?) ha funzionato. Quanta gente.

Le Istituzioni si accorderanno con le Istituzioni. Il gioco è fatto. Fatto.

Ma la cosa peggiore cui ho assistito è stata la bugia vestita di verità: bambini spacciati per autistici (di certo non lo erano) che sono “guariti” grazie al lavoro impagabile delle terapiste (alle quali andrebbe assegnato, con pieno diritto, il Nobel) che rimangono nell’ombra come gli angeli dei miracoli. Solo applausi. Un esercito di fedelissime devote (alcune si esaltano) e naturalmente accecate; votate alle loro esclusive ed uniche capacità (laddove ogni espressione delicata di interazione funziona). Una gioia spirituale lenisce le loro frustrazioni e le fa andare avanti anche gratis o con una paga modesta. I plausi mantengono viva la loro ignoranza professionale. La quota di popolarità è stata soddisfatta.

Per concludere si propone il pezzo forte; l’atto che simboleggia la speranza e contrabbanda i risultati inesistenti di un ipotetico lavoro svolto. L’esibizione scadentissima, patetica, al pianoforte, di un ragazzo (normodotato) etichettato (spero solo per l’occasione) come “affetto da autismo ad alto funzionamento”. Lacrime strappate ad ogni cuore di genitore. Non ci sarebbe cascata neanche mia zia che piangeva per ogni film di Amedeo Nazzari. Vecchi espedienti ormai consumati.

Il Re è nudo, signori. No? Sono io che ..?

Se c’è una cosa che non può essere, non deve essere, considerata nella scienza è la pietà. Tutto viene distorto e rende la gente manipolabile al 200%. Bisognerebbe festeggiare la “Giornata di ignoranza sull’autismo”, sarebbe più serio. La verità farebbe soffrire di meno.

Mi permetto di ostentare la frase del giorno tanto vicina, casualmente, al pezzo: “Where enough money calls the tune, the general public will not be heard.”

Renato Gentile

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One thought on “Autismo in blu: che spettacolo

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