Ignoranza Governata

L’informazione scientifica, la diffusione della cultura nel nostro Paese, in genere, è ostacolata e quando è possibile nascosta. Viene in qualche modo bloccata; non “arriva” alla popolazione come dovrebbe. Tutto questo è frutto di un meccanismo di filtro adottato e mantenuto dalla politica del paese; dal governo. Sembra impossibile da credere. Ma è così. Nel nostro Paese, poi, la strategia di controllo della (non) diffusione del sapere è ben studiata, condivisa e mantenuta da decenni. Sistematica.

Che un popolo ignorante sia facile da governare è un luogo comune, un allegro, banale, motivetto. Un intercalare stantio sulla bocca di tutti al punto che non fa più presa. Non ha mai fatto presa. Ahimè. Non può fare presa perché manca… un attimo, cosa manca? Manca il popolo o gli ignoranti? E questo chi può dirlo? Un bel rompicapo. Ci vorrebbe un censimento: chi sono gli uni e chi gli altri e, soprattutto, chi  entrambi?

I servi leccapiedi, i liberti portaborse e altre classi politico-sociali simili non si percepiscono ignoranti anzi, sono preparatissimi, si autoescludono. In tanti sono i primi della classe. Classi ristrette naturalmente. Loro sono gli eletti, per meriti speciali; figli adottivi della classe dirigente e del potere meschino che riesce ad esercitare pertanto non sono “popolo”. Non sono loro quelli da “governare”. Parlando dicono “gli Italiani sono tutti…” e loro sono esclusi. Naturalmente. I governanti sono esclusi per definizione.

Ad occhio mi viene un sospetto: temo che alcuno si è mai percepito o identificato come un “esponente” di quel popolo (ignorante) escludendosi, per definizione, da quella strana classificazione. E poi, scusa, mica hanno fatto l’appello. E tanto per essere precisi: chi è “questo” popolo? Saranno loro: gli altri. Noi.

Vorrei comunque tornare al focus di questo pezzo: il desiderio di partecipare il risultato di una interessante ricerca che aggiunge qualcosa, una goccia di conoscenza, alla nostra sete di sapere. Il risultato suona in qualche modo familiare nel senso che molti studiosi, da tempo, “avevamo intuito” che poteva essere così ma non c’era uno studio preciso in grado di confortare le nostre ansie o alleviare i dubbi.

E’ stata trovata una correlazione tra la formazione scientifica e lo sviluppo di capacità morali nell’uomo*. Studiare scienza facilita, a quanto pare, lo sviluppo di un atteggiamento etico. I ricercatori hanno commentato che la ricerca dei segreti di un fenomeno, la razionalità con la quale si procede, fa si di porre il bene della collettività prima di ogni altra cosa.

Chi ha lavorato in gruppi di ricerca e condiviso con colleghi e studenti una serie di incontri di studio e lavoro di indagine conoscitiva, può facilmente comprendere quale meccanismo di condivisione si crea e si persegue nel tempo. La scienza è pubblica e condividere i risultati con altri è veramente una grande gratificazione. Questo suona perfettamente al contrario del classico divide et impera.

Nello specifico della ricerca, l’associazione tra interesse per la scienza e sviluppo del comportamento morale si esprime in a) una maggiore adesione alle norme morali b) propensione a intraprendere scelte altruistiche e soprattutto c) verso soggetti anonimi, sconosciuti.

Sotto questa luce, appare ancora più chiaro il motivo (empiricamente intuito) per il quale i governanti ci tengano adeguatamente lontani dallo studio scientifico (oltre che dallo studio in genere) che potrebbe unire invece di dividere, per meglio governare. Chi non investe in cultura e scienza ha garanzia (sempre) di gestire un “popolo” meno propenso al giudizio, alla comparazione, alla condivisione e quindi alla democrazia. Questo spiega, di converso, il motivo per il quale chi spende molto nella ricerca vive ad un livello sociale, civile ed economico più alto. Non è difficile da capire. Anzi dirò di più: non c’è nulla da spiegare.

Renato Gentile

* Just Thinking about Science Triggers Moral Behavior. Scientific American, 14/09/13

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8 thoughts on “Ignoranza Governata

  1. Concordando in pieno con la sua analisi, credo che sia necessario considerare quella schiera di soggetti che pur essendo consapevoli di ciò rimangono o fanno finta di essere ignoranti perché il sapere e la conoscenza rappresentano un peso o una responsabilità che non possono o vogliono sopportare. Chi ci governa oltre a negarci la conoscenza, vuole farci credere che ottenerla sia un impresa titanica e fa si che le nuove generazioni invece di avvicinarsi agli studi e alla cultura si allontanino. Tutto questo a cosa porta? al vuoto totale.
    Buon lavoro.

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    • Grazie Domenico,
      aggiungerei che è ancora diffusa – ed incoraggiata – la “paura” della conoscenza; anch’essa gestita dai pre-adolescenti che governano il nostro Paese. Con la cultura non si mangia, affermava qualcuno di costoro (ahimè) ed in molti ci hanno creduto. Bisogna essere dei veri ignoranti per non “vedere” che con la cultura si vive e si cresce. Si migliora.
      Spero che i nostri figli abbiano un passaporto sempre pronto nel cassetto; non si sa mai.
      Buon lavoro anche a voi Domenico.

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  2. Pingback: Ignoranza Governata (Di Renato Gentile) | Evaporata scrittrice

  3. beh, c’è stata anche una progressiva e sistematica degenerazione dell’uso della lingua, prima, e della stessa in funzione della logica, dopo. Ora siamo al punto che nei tiggì non solo le parole del commentatore differiscono dalle immagini che si vedono (deviazione partita a fine millennio scorso), ma differiscono parti di un periodo tra loro, figuriamoci i vari periodi. Qunidi, nel corso degli anni, oltre all’aumento del grado di disinformazione c’è stato un progressivo allenamentto all’imbecillità. Non riesco a capire cosa possa capire uno che attende all’informazione dei 7 canali unificati, non solo come sostanza della notizia, ma anche come sequenza dialettica che possegga un qualcosa di definito. Ho come idea che oramai si segua questo tipo di informazione in uno stato simile alla catatonia, con tanto di bavetta all’angolo della bocca, e che quindi l’idea della notizia si formi in base a idee preesistenti o a quanto si forma nel modo più facile nella mente, che sia verosimile o meno non ha alcuna importanza

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    • Grazie Andrea,
      il concetto di allenamento all’imbecillità mi piace davvero; è reale. Vedo molta gente andare in “palestra” certa di migliorare. Conosco anche dei campioni.
      In merito a ciò che può rimanere dall’ascoltare (o guardare) un telegiornale potremmo aprire un bel dibattito e scambiare “metodi” di lettura delle notizie. Credimi; leggere quel che non dicono, guardando come lo dicono è esercizio a dir poco dilettevole anche se poi, naturalmente, lascia la rabbia in ogni cellula del corpo. Mi viene da pensare, ad esempio, al TG1 dell’ora di pranzo, dove i politici si presentano sullo schermo e parlano come rispondendo ad una domanda che il giornalista non ha fatto; dopo, dovrà comporre con calma la domanda da mettere su quella risposta. E’ come se un alunno va alla cattedra, inizia a parlare e lascia il compito di capire di cosa parlava ed a cosa si riferiva all’insegnante. L’alunno ha risposto e per giunta bene e se tu non hai compreso allora sei stupido. Fantastico. Se solo riuscissimo a far capire ai nostri concittadini come i governanti (e loro servi e vassalli) provano a rimbecillirci, forse avremmo fatto un passo avanti.
      Grazie del contributo Andrea.

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  4. Il problema esiste, e non da oggi, anche se soprattutto oggi l’ignoranza scientifica stride con tutta la tecnologia nella quale ci siamo immersi senza darci troppo pensiero.
    Pur essendo un dietrologo impenitente, per il momento evito di affondare i miei sospetti su un piano che ci vuole tutti “analfabeti scientifici”. Voglio invece portare l’attenzione su una delle poche valide tradizioni anglosassoni, quella della divulgazione scientifica per i non addetti ai lavori.
    Chi ha qualche annetto sulle spalle si ricorderà di quel volumetto tascabile chiamato “Selezione dal Reader’s Digest”. Anche se talvolta il contenuto era opinabile, bisogna ammettere la sua utilità nella formazione di una conoscenza scientifica di base.
    L’alternativa nazionale era l’enciclopedia, una ponderosa serie di volumi, oppure un dizionario formato bimattone. Va da sé che giammai questi tomi venivano consultati, se non dallo studente per fare qualche ricerca scolastica o da qualche appassionato di cruiciverba.
    Veniamo allora alla divulgazione.
    Un titolo, tanto per capirci: “Bridges to Infinity: The Human side of Mathematics” di Michael Guillen, ovvero come spiegare la matematica, quella maledetta matematica che sempre ci opprime (ricordi “Morte di un commesso viaggiatore”?), nel modo più amichevole possibile, senza neanche un’equazione lungo tutte le 200 pagine del libro.
    È stato tradotto in italiano? Ovviamente no.
    Per gli scienziati anglosassoni è prassi comune offrire ogni tanto il loro sconfinato sapere a un uditorio non specialistico, lo prendono quasi come una sfida: far diventare facile il difficile.
    Lo stesso Faraday, al quale dobbiamo le scoperte che ancora oggi muovono il mondo, trovò i suoi primi rudimenti scientifici durante delle lezioni pubbliche per le classi povere.
    Noi cosa abbiamo? La dinastia Angela.
    Da dove nasce questo atteggiamento diverso? Forse, la butto là, da un approccio diverso verso il potere, sia esso economico, ecclesiastico o scientifico. Per esempio, anche se già qualche decennio prima, approfittando della relativa indipendenza della Serenissima, Nicolò Malerbi aveva tradotto la bibbia in “volgare”, fu Lutero a tradurla e diffonderla nella lingua del suo popolo affinché tutti potessero comprenderne il testo, e non solamente gli “scienziati” della chiesa cattolica.
    Stop al passato, e veniamo a presente.
    Nutro seri dubbi sulla possibilità che la maggioranza delle persone, quando utilizza l’ennesimo aggeggio ronzante, conosca i fondamenti dell’elettricità. Ritengo altrettanto probabile il fatto che termini come “common rail”, “satelliti”, “sonda lambda”, “giunto omocinetico”, siano oscuri ai più, anche a coloro che spendono decine di migliaia di Euro per qualcosa che ha le ruote, un acceleratore, un freno, e un aspetto affascinante. Per non parlare poi dell’indice di attività dello ione idrogeno, che poi sarebbe il PH, il quale non si trova solamente nel sapone neutro, ma anche in ogni cosa che ingeriamo e che va a modificare il nostro PH.
    Così va il mondo, una folla di ciechi che si affida agli avvisi emessi da un gracchiante altoparlante, uno per tutti, una voce che si contraddice a ogni pie’ sospinto, tanto per alimentare il disorientamento.
    Sospetto anch’io di una strategia tesa a mantenere nell’ignoranza il popolo, i vantaggi per il potere sarebbero molteplici. La persona ignorante (colui che ignora) può essere manipolata, aggregata, intruppata, mandata in guerra, qualsiasi guerra, politica, economica, religiosa, sociale, sanguinaria.
    All’ignorante (colui che ignora) gli si può ammannire qualsiasi cosa, anche la più schifosa, basta che sia condita da belle parole e percentuali criptiche (1984 insegna).
    Ma c’è di peggio, e concedimi di essere un pelo più pessimista di te.
    Visto che il metodo “dolce” di imbarbarimento scientifico stava mostrando la corda, a causa dell’istruzione diffusa, della televisione e di internet (maledetta democrazia!), è in atto un progetto di imbarbarimento totale, un ritorno alle sane tradizioni medievali, al servaggio e al feudalesimo.
    Per prima cosa l’istruzione è stata riportata allo stato castale, dove le scuole migliori sono raggiungibili solo grazie a redditi elevati, mentre il volgo si deve accontentare della spesso fatiscente scuola pubblica, senza risorse, senza progetti, senza richiamo.
    Secondo, il medium più amato, la televisione, è diventato un truogolo dal quale si nutrono le masse di beoti in attesa che il loro elettrodomestico ad alta definizione gli dica cosa amare, cosa odiare, cosa volere, cosa buttare.
    Per ultimo ma non ultimo, è necessario tarpare le ali alla cosiddetta e vituperata “borghesia”. Questa definizione, bersaglio fin troppo facile per i rivoluzionari di ogni stampo, è ormai obsoleta. Al suo posto va di moda definirla “middle class”, ma la sostanza non cambia. Si tratta di persone con lavori ben remunerati, vite assicurate, piccole proprietà, un’istruzione passabile, e all’interno di questa fascia sociale, qualcuno trova anche il tempo per riflettere, non a come fare più soldi, ma se il nostro mondo è il migliore dei mondi possibili (grazie Dott. Pangloss).
    Anatema!
    Un pensiero libero chissà dove può portare!
    Marx, Lenin, Che Guevara, immortali santini del proletariato comunista, erano fior di borghesi, e come loro altri pensatori (e pensatrici) che sono stati equivalenti punti di svolta della storia sociale ed economica (a prescindere dai loro effetti).
    Ergo, bisogna stroncare, ridurre ai minimi termini questa fascia incontrollabile, e per farlo bisogna agire sull’economia, togliere sicurezza, aumentare la precarietà, alimentare la paura.
    La paura, come diceva Alan Ford, fa spavento. È la paura di non riuscire a mantenere un comodo tenore di vita a chiudere la bocca e il cervello a molti.
    Non c’è tempo per la cultura, non c’è tempo per sogni fuori programma, non c’è tempo per discutere, bisogna lavorare, produrre, aumentare la competitività; il PIL, lo spread, l’Europa ce lo chiedono!
    Così, a fronte di un feroce esercito di integrati viene contrapposta, come minaccia, promessa, spauracchio, una folla di disintegrati, precari, servi della gleba disposti a tutto per sbarcare i lunario, e che non avranno mai tempo, cultura e voglia di sapere perché una cosa funziona o non funziona, mentre gli scherani dei feudatari (lobby) si occuperanno di tenere in riga le obbedienti schiere dei piccoli carnefici che godranno ancora di qualche agio, avanzi del banchetto, briciole che però non portano alla salvezza, bensì dritti in bocca all’orco.
    Bye 🙂

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    • Attenta e completa analisi Stelio, grazie.
      Vorrei solo aggiungere – ma non per dissentire sulle forme ed agenti dell’impoverimento culturale – che quel che tu definisci imbarbarimento scientifico “dolce” non è per nulla al lumicino anzi è in piena e profonda attività. Non c’è istruzione diffusa (come poteva essere con Alberto Manzi) ma imbarbarimento confezionato come valore civile e distribuito a piene mani da trasmissioni televisive (e relativi conduttori) molto seguite da una certa fascia di cittadini. Io intravedo che quella forma di controllo stia per essere utilizzata al meglio, forse perchè non ho la TV e quando ne trovo una da guardare mi impegno a “gustare” i particolari, le raffinatezze dei messaggi. Il fatto di non essere assuefatto al bombardamento giornaliero mi rende un osservatore pulito, naive, attento e forse un po’ più obiettivo.
      Mi piacerebbe un giorno poterci trovare a chiacchierare dal vivo e magari trovare una soluzione ideale, non violenta da proporre. Tutti.
      Il problema è che – quand’anche questo fosse possibile – manca, alla fine, il soggetto cui dare in mano la proposta.
      Grazie per il tuo tempo; puoi credermi, lo hai investito bene.

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