Immagini: scatto # 4

L’aereo era atterrato e Rehin si preparò per andarle incontro.

Come un bambino che sente il bisogno di raggiunge il padre, in cortile, alla sera quando torna dal lavoro. Ritrovare quelle sensazioni che solo la vicinanza e il contatto fisico riescono a trasmettere di cui vuole fare, inconsapevolmente, tesoro. Un contatto atteso di cui si ha bisogno come l’aria. E quando non si riceve più, per motivi diversi, ci si accorge che non si può dimenticare in alcun moto. E se accidentalmente quelle sensazioni non sono state mai ricevute, né provate, se ne sentirà, senza capirlo mai, la mancanza. Ci mancherà qualcosa e non si saprà mai cosa sia, ci si sentirà incompleti pur avendo tutto.

Quel malvagio senso di insoddisfazione, di vuoto, che ha  caratterizzato lo stato affettivo di molte persone viene da questa dinamica fallita o rimasta incompleta o peggio ancora interrotta o deprivata del suo contesto naturale.

Rehin era fortemente legato a questo rituale. Il gesto andava oltre il significato che riusciamo a dare con le parole. Mai riportare a casa atti non compiuti.

Scese in cortile con lieve anticipo. Mentre aspettava avvertì il calo della temperatura esterna e qualche brivido di freddo lo spinse a mettersi in movimento senza però attraversare il cortile. L’aria iniziava a profumare di pioggia esaltando la fragranza dei fiori di tiglio in piena fioritura. Iniziò a respirare più lentamente ma profondamente, gustando quelle boccate di sapore.

La macchina arrivò nel giro di poco.  L’autista posteggiò nello spazio apposito e scese per aprire la portiera ma Tànila era già scesa; aveva già fatto almeno cinque passi in direzione di Rehin che le stava andando incontro. Le luci erano fievoli ma sufficienti a rendere chiaro ogni particolare. Una leggera umidità sollevava sottili aliti di nebbia rendendo il colore verde del prato intenso, profondo, pur rimanendo una sfumatura di questo.

In questa coreografia i due si ritrovavano abbracciandosi e sorridendosi l’un l’altro. Rehin la sollevò leggermente da terra, voleva sentire quel corpo stretto a sé, vicinissimo, voleva essere certo della sua presenza fisica, reale, propria e quale migliore espediente se non quello? L’abbraccio durò a lungo e le parole non dette accompagnarono l’intero dialogo di quel contatto.

Tànila congedò cordialmente l’autista accompagnando le sue parole con un gesto di saluto, rassicurante, della mano; Rehin fece eco a quel saluto e ringraziò scusandosi per la pazienza cui lo avevano costretto; alzò la mano con le dita aperte e l’accompagnò con un sorriso.

Si sentiva al centro dell’attenzione del mondo intero: in casa aveva trovato tutto il calore della Vita ad aspettarla, era come se qualsiasi cosa le desse il benvenuto, manifestando in maniera chiara di aver sentito la sua mancanza. Con pochi ma definiti movimenti si sedettero a cena, uno accanto all’altra.

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One thought on “Immagini: scatto # 4

  1. una descrizione così dettagliata che riesce a farti percepire la magia e l’emozione di quel momento tanto atteso e desiderato da entrambi, in cui le parole hanno un ruolo irrilevante e lasciano lo spazio all’intensità silenziosa ,eppur palese,del loro ricongiungimento.

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