Emozioni a mazzetti

Se c’è un argomento del quale ognuno che ne parla ha una sua propria

English: Managing emotions - Identifying feelings

English: Managing emotions – Identifying feelings (Photo credit: Wikipedia)

interpretazione, visione, idea o concetto questo è “le emozioni”. Lungo un continuum che va dagli operatori della psiche ai conduttori televisivi, ognuno ne parla per indicare qualcosa che crede sia ma che solo lui intende. Il termine con la sua definizione viene liberamente “interpretato” e quindi necessita di essere intuito. Ma c’è di più; non è difficile trovare due esperti di quelli indicati discutere di due cose diverse ed essere convinti di trovarsi perfettamente d’accordo di stare per disquisire il medesimo argomento. Uno scenario molto familiare.

L’uso di questo termine viene ormai “distribuito” nel discorso laddove si vuole parlare di qualcosa che ti fa commuovere, pensare, riflettere o ricordare; insomma qualcosa che non è superficiale. Ed è bello sottolinearlo anche se, con molta facilità, viene scambiato o addirittura sostituito per indicare eventi che hanno natura completamente diversa.

Attualmente, viste le varie forme terapeutiche che si susseguono ed inseguono – che ricordano il puntuale appuntamento Autunno-Inverno o Primavera-Estate con l’intercalare del prêt a porter – ed in assenza di dati o meglio, nella chiara lucidità e consapevolezza della inadeguatezza di quelli provenienti dalle neuroscienze (e dagli operatori che a vario titolo di necessità li ordinano, classificano e combinano in varie forme; mai viste prima) c’è chi sta tornando alle origini del pensiero per trarre, ricavare, o cercare di trovare spiegazioni o indicazioni di utilità.

Molti psicologi stanno scoprendo la filosofia ed alcuni dei grandi protagonisti del pensiero umano moderno e contemporaneo. Questo naturalmente non avviene in Italia ma in altri paesi dove la cultura classica è stata per secoli emarginata (ma sarebbe più esatto dire volontariamente sconosciuta) o relegata al ruolo di roba inutile.

Non mi preoccupa che gli stranieri si stiano apertamente imbottendo con dosi eccessive di Wittgenstein e che vadano a leggere i lavori di Vygotsky (indicato addirittura come scienziato rivoluzionario). Vuoi vedere che adesso loro troveranno nel “pensiero” di questi le risposte per orientare la ricerca e ricavare ipotesi di lavoro mentre noi europei li abbiamo sempre tenuti nella libreria?

In Italia certamente non conosciamo tanto Vygotsky ma di sicuro abbiamo avuto decenni di adorazione (spesso anche esaltazione) per il suo detrattore principale da “noi” considerato ed osannato come il grande, unico, “pedagogista” (in effetti non lo era, era biologo) che non ha detto, scoperto, né insegnato nulla.

Sembra che ci sia finalmente il bisogno di una scarica di immaginazione e sana creatività orientate – stavolta – alla conoscenza e non alla forma ed alle formule “per fare soldi”.

Un suggerimento agli operatori della psiche “più attenti”, provate a partire da qui: “Le emozioni sono una attività, una forma di vita. Se si trovano ovunque esse sono nel mondo, non nelle nostra testa”. Le emozioni sono prodotte e create dalla cultura e dalla forma sociale del gruppo. Il loro significato si pone (sia per gli altri che per noi) nella storia culturale e sociale del gruppo che le ha create.

Non c’è bisogno di rinnegare l’amore per la coerenza che ogni scienziato onora per evitare la trappola del riduzionismo per fare ottime sintesi e considerazioni di ricerca.

Buon lavoro.

Handjaras L. (1983). Epistemologia, logica e realtà: una introduzione a K. Popper e W. V. Quine; La Nuova Italia, Firenze

Heinseberg W.(1978). Mutamenti nelle basi della scienza, Boringhieri, Torino.

Heinsenberg W. (1999).  Lo sfondo filosofico della fisica moderna; Sellerio.

Heidegger M., In cammino verso il linguaggio, Mursia, Milano 2007

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