Musica e Movimento

PatMetheny

PatMetheny (Photo credit: Wikipedia)

Finalmente la scienza ci riferisce di aver osservato qualcosa che noi musicisti – e anche ascoltatori attenti di musica – “sapevamo” da tempo per esperienza personale: l’attivazione preferenziale dei centri di pianificazione motoria in risposta alla musica. La musica ci “spinge” al movimento; un movimento interpretato con vari modalità. Vista la notorietà di questo effetto, riscontrabile già nei bambini di tutte le culture umane, potrebbe sembrare una scoperta di secondo ordine. Non lo è. La relazione musica-movimento è rimasta “incompresa” per tanto tempo; oggi si posano le basi per una serie di studi scientifici. A me basta.

Un’altra ricerca ha anche “individuato” (in flagranza) i centri del piacere che si attivano quando si ascolta musica. Un’attività neurale impressionante: un’orchestra di locus cerebrali all’opera. Per anni ho dichiarato di aver fatto largo uso di una “droga” di colore nero, con forma circolare piena di microsolchi e con un piccolo buco in centro. Molti rimanevano disorientati ed interdetti. Ne ho ricavato infinito e costante piacere. Anche questo dato era “evidentemente noto”.

Personalmente, 15 anni fa mentre mettevamo a punto la taratura della Risonanza Magnetica Funzionale, mi sono sottoposto volontariamente ad una serie di registrazioni della risposta del cervello durante l’ascolto di alcuni brani di Pat Metheny, Andreas Vollenweider e Gentle Giant. Mi sono divertito e ne abbiamo ricavato una serie di dati, rimasti nella memoria della macchina Siemens, ed un mare di appunti sui miei quaderni da tradurre in ipotesi di ricerca ma tutto finito in una bolla si sapone con le mie dimissioni dalla struttura.

Sicuramente quei dai sono rimasti nelle mia testa (come molti sanno non possiedo l’inconscio) al punto che, anni dopo, ho azzardato la pubblicazione del mio libro. Un tentativo di comunicare la modulazione di alcune emozioni, legate agli eventi del racconto, attraverso alcuni (fantastici) brani musicali. Una sorta di colonna sonora delle varie esperienze emotive. Ma non è questo il mio intento oggi, né credo possa più esserlo.

Il fatto è che la prima ricerca indicata finalmente mi ha dato conforto. Sapere (finalmente) che non sono un folle, esaltato esibizionista che muove “qualsiasi cosa del suo corpo” mentre ascolta musica. Si, muovo le mani come fossi un mimo e faccio due cose diverse con ognuna; piccoli movimenti (metronometrici) del capo; cammino anche in modo (leggermente) diverso e lo sguardo (ahimè) diventa un film da guardare. Il cuore batte in maniera diversa ed il respiro lo segue; la conduzione elettrica cutanea varia lasciando che le scariche elettriche, i brividi, attraversino la schiena, le braccia e le gambe. Chiudo gli occhi e spesso sorrido. Un deficiente. Preciso. Per questo, tranne negli ultimi anni, ho cercato di ascoltare musica nascosto agli occhi di estranei.

Bene: è tutto normale. Finalmente, adesso si. Anche se so di essere un alieno, la cosa mi fa sentire vicino alla specie umana con la quale convivo ormai, con alti e bassi, da 50 e passa anni.

Ma devo dire ancora di più sono certo che questa osservazione dia pace ad un’altra mia “credenza”; che i batteristi, mutazione genetica della quale penso di essere espressione, siano delle persone profondamente aperte e soprattutto allegre e spiritose. Ho sempre sospettato di batteristi seriosi, silenziosi, tristi o fortemente razionali. Palestrati da esercizi.

Un’altra ricerca, infine, ha messo in evidenza la relazione del movimento generato da diverse caratteristiche musicali con le emozioni mettendo in luce tre aspetti fondamentali: 1) ogni emozione è rappresentata da una combinazione unica tra le caratteristiche; 2) ogni combinazione di caratteristiche genera la stessa emozione e relativo movimento, e 3) tale dinamica tra musica e movimento è evidente all’interno di culture diverse.

Cosa voglio di più?

Renato Gentile

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