Guardi la Radio? Clicca mi piace

Sono cresciuto con la radio. Davvero. E’ stata il contatto col mondo

Rai Radio 2

Rai Radio 2 (Photo credit: Wikipedia)

lontano; quello dello spettacolo, della musica, un mondo che non riuscivamo mai a conoscere profondamente. Lasciava sempre un margine al mistero, giusto per attivare e stimolare la fantasia ed i sogni. La mia attenzione durante l’ascolto era alle stelle e non perdevo niente anche se, spesso, nel frattempo facevo altro. Il Ficodindia, Bandiera Gialla, Per voi giovani, Hit Parade e dulcis in fundum, Alto Gradimento fino all’ultima puntata.

Da molti anni son tornato alla radio: da quando ho tolto dalla mia vita la TV. Certo tante cose sono cambiate ma il fascino è rimasto tale e quale. Di sicuro alcune innovazioni “stonano” con il concetto di radio; alcune trasmissioni si vogliono avvicinare alla TV. Talvolta mi sono chiesto “perché?” ma la cosa forse non mi riguardava poi tanto. Fino all’altra sera mentre cenavo ascoltando uno dei miei programmi serali preferiti. Naturalmente Radio 2 Rai.

La radio vuole assomigliare alla TV, potrebbe anche essere una scelta editoriale ma perché somigliare alla TV scadente? Perché mai? A che cosa ed a chi serve? Non lo so.

Una cosa è certa: come per la TV è arrivato il momento di utilizzare il “telecomando”. Nel mio caso, visto che prediligo RAI 2 non mi resta che spegnere. Cercare dell’altro da domani e mettere su un DVD.

La Radio è diventata interattiva, multimediale: streaming, e-mail ed SMS sono utilizzati per colloquiare con i radio (video) ascoltatori. Il conduttore elemosina, alla frequenza della pubblicità in TV, il “mi piace” da aggiungere alla pagina facebook del programma.

Ma ecco cosa è accaduto. La conduttrice del programma musicale, commette uno svarione affermando qualcosa in relazione alle cover dei brani di un artista pop. Vorrei chiarire che cover è un termine per indicare che un brano musicale è stato “rivestito”, rivisitato, in maniera diversa dall’originale.

Negli anni ’60 i gruppi musicali prendevano i brani inglesi ed americani per farne la versione italiana; le canzoni che hanno reso famosi molti cantanti in Italia, in origine appartenevano ad un altro artista. Copiato, tradotto, riconoscendogli i diritti d’autore.

Ora comprendo che dire “copiato” suona male e che dire rivestito, non è foneticamente simpatico né crea quel tono fashion – dato dal fonema anglosassone – che un conduttore deve ostentare. Usare un linguaggio cool fa molto figo.

Preso dallo svarione, mi sono calato nella modernità e con pazienza e tempo ho scritto un SMS di chiarimento. Naturalmente mi sono firmato, nome e cognome (vuoi mettere da parte il mio ben curato egocentrismo? A cena?). Neanche il tempo di un altro sorso di lambrusco che arriva la risposta: un SMS. Il tono si presenta subito aggressivo, del tipo “chi sei tu per insegnarmi quel che non so”; segue un chiarimento su ciò che è stato affermato (ma è una sonora bugia, un falso in diretta) – la qualità dell’argomentazione mi ha chiaramente ricordato i modi di discolpa dei politici del nostro Parlamento – e la chiusura del messaggio è un evidente insulto: “mio caro signorino sapiente”. Rimango di stucco e riaffiorano immagini di vita coniugale passata.

Non so se ho mai avuto occasione di dichiarare che, se mi gira, in questi casi divento un bastardo e così ho deciso e fatto. Ho atteso che l’occasione arrivasse sul piatto d’argento.

Il termine cover ormai è acquisito e fin qui ci sto. Ma sentir dire “coverizzato” e “musica mooggata” (cioè eseguita con un sintetizzatore di marca Moog dal nome del suo produttore) mi ha mandato in tilt, come quando sento dire “scannerizzato” (per dire passato alla scansione: con lo scanner), invece del più elegante ed italiano scansionato. Ho preso l’altro telefono, quello pubblico, ed ho scritto un SMS brevissimo: “ma perché usa questi termini?”.

Ho pensato: Vuoi l’interazione con gli ascoltatori? Beh allora giustifica la scelta del tuo lessico. Oltretutto conduci un programma nel quale si parla di musica che ha le radici negli anni ’60 quindi chi ascolta ha una certa età ed anche una buona conoscenza musicale e, aggiungo, non è certo gente cafona.

Bene, non vi dico la risposta. Ricorda perfettamente quelle squallide risse alle quali abbiamo, spesso, assistito in TV tra “esperti” di qualcosa di inutile. La violenza in TV attrae spettatori ma per radio? A cosa serve o a chi?

Sono andato in fondo e con garbo ho partecipato che non era modo di rispondere ad un ascoltatore e che se questi erano i termini dell’interazione non mi rimaneva altra scelta che spegnare la radio. La risposta è arrivata in meno di 10 secondi, secca e lapidaria: “buona notte”.

Intanto la conta dei “mi piace” aumentava, e gli inviti a far fare altrettanto si perdevano. Una campagna elettorale. Il Direttore RAI può andare fiero dei suoi programmi e dei suoi conduttori. Senza spendere un centesimo ha un riscontro sull’ascolto in tempo reale.

Naturalmente ho conservato l’interazione nella memoria dei telefoni cellulari; la terrò per un po’. Mi farà bene in determinati momenti e per mostrare, a pochi amici, il livello di alcuni (pochi?) conduttori RAI, la loro arroganza e soprattutto l’aggressività e la maleducazione. Come si può accettare tutto questo?

Mi ricordano quegli studenti (in progressivo aumento) che il giorno dopo l’esame di laurea, si rivolgono al loro professore dandogli del tu considerandolo, ormai, un collega. Straordinario. Certo che gli operatori della psiche ne avrebbero di lavoro da fare. Ma questa è un’altra storia.

Bene, per concludere (giusto per non tradire la mia formazione), vorrei suggerire che accanto al tasto “mi piace” dovrebbe esserci un altro tasto per la scelta “NON mi piace” solo così quel numero può avere un valore. Così come è non indica niente; non significa nulla – anzi – ma facebook è questo. Certo che è questo e deve essere così; se così non fosse potrebbero aumentare i suicidi tra la gente che crede (spera o pensa) di essere popolare. E forse molti conduttori (o chi per loro) rimarrebbero probabilmente senza lavoro.

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