Sorry, non sono su Facebook

Facebook logo

Facebook logo (Photo credit: Wikipedia)

Un recente studio condotto dai ricercatori del Gothenburg Research Institute (Svezia) suggerisce che le persone in qualche modo “dipendenti” (io preferisco dire dedite), dal collegamento su “Facebook” presentano bassi livelli di autostima e scarsa percezione del proprio valore/merito.

Lo studio – che mi riporta alla mente gli studi di un Gruppo (famoso) dell’Università di Parma – ha analizzato talune dinamiche umane su questo diffuso Social Network individuando e classificando ciò che gli utenti trovano più o meno importante (interessante) e le variazioni che questi apportano alla rappresentazione di se stessi (presentazione) attraverso gli aggiornamenti del loro “stato”. I ricercatori hanno osservato gli effetti dell’uso di Facebook sull’autostima e sulla percezione del proprio valore (ndr. I termini anglosassoni sono esteem & worth).

Il risultato più interessante riguarda la correlazione tra l’uso di Facebook e l’autostima.

Che cosa hanno scoperto? Qualcosa che, in fondo, da una parte, non ci sorprende ma che certo ha dell’incredibile. Infatti, il 77 per cento delle persone che usa Facebook si collega per leggere gli aggiornamenti di stato e non tanto per mantenere il contatto attraverso la rete. I ricercatori, sulla base dei dati della ricerca condotta su 1011 persone (di età media di 32,6 anni), affermano che: “gli utenti che trascorrono più tempo su Facebook hanno una minore autostima”. Esiste una correlazione negativa tra l’uso del social network e l’autostima. Ma c’è una novità: un effetto “collaterale”.

I ricercatori, come è ovvio, hanno messo in correlazione tutte le variabili del campione per trarne ulteriori notizie ed una ci sembra davvero interessante. La differenza principale è legata al genere. Le donne mettono in crisi gli strumenti di misura della correlazione con l’autostima. Infatti, sembra proprio che un uso prolungato di Facebook tende a rendere le donne meno felici e contente della loro vita. Si sentono (to feel) tali. Gli uomini non subiscono la medesima influenza. E ti pareva?

Una prima lettura, psicologica, a commento del risultato è che le donne tendono a scrivere di più sui loro pensieri e sentimenti, Una distorsione (inclinazione) delle informazioni può avere un impatto sullo stato dell’umore e quindi sull’immagine della propria valore. Può darsi. E’ un dato che attende altri numeri a sostegno.

Io aggiungo che è probabile, non so se possibile, che alcune donne confrontino la loro vita reale con quella virtuale delle altre sicché… ma questo è solo un giudizio, una “cattiveria” da uomo comune forse influenzato da un altro dato (di una precedente ricerca) legato al fattore solitudine ed allo sdoppiamento. Soprattutto le persone in vista (diciamo VIP) non sanno più se sono apprezzati per quel che sono o per quel che rappresentano. Vagano, erranti, su facebook alla ricerca di conferme. Un modello cool.

Aspettiamo qualche illuminazione dagli operatori della psiche. Oh yeah.

P.S. Non c’è dubbio che il social network Facebook sia un prodotto di consumo pertanto necessita di precauzioni d’uso. Bisognerebbe indicarle.

Renato Gentile

http://www2.unipr.it/~genren01/zadar.htm

http://www2.unipr.it/~genren01/giovani.htm

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