Genitori verso le pari opportunità

most recent trends in children education

most recent trends in children education (Photo credit: gianΩmerz)

Stessa spiaggia, stesso mare, nuovi bambini. Inaspettati orrori relazionali. Quest’anno ho avuto modo di registrare un peggioramento nella qualità delle interazioni verbali tra madre e bambino. Quella generale, padre-bambino, rimane ancora al limite della latitanza. Sono scoraggiato. Sarà certo un effetto dell’età ma suppongo sia un dato oggettivo. Sono scoraggiato perché vedo una progressiva involuzione della preziosità del rapporto relazionale; scaduto di valore oltre che di qualità. Ahimè, non potrebbe essere che così.

I genitori di oggi, come insegnano gli psicologi, sono (rappresentano) i bambini di ieri ed il risultato è a dir poco agghiacciante. Una generosa regressione della qualità delle interazioni. Mi permetto di indicare che la qualità è diventata rozza, volgare, caratterizzata da insofferenza, distacco e disinteresse. A volte sembra di assistere alle dispute tra marito e moglie; quelle che precludono alla fine di un rapporto che hanno per tema i “tu non mi capisci”, “non mi ascolti”, “pensi a te stesso” e “avrei dovuto capirlo prima” con la differenza che uno dei due è il proprio figlio. Piccolo. Che rimane zitto ed atterrito. Sconvolto e confuso. Impaurito dal dolore che prova.

Comprendo e confermo che taluni adulti, di sesso maschile, poco hanno da invidiare ad un adolescente viziato incurante delle conseguenze del proprio comportamento – lontani anni luce dal concetto di responsabilità – ma quello che non riesco ad accettare (che più mi duole) è che le mogli-madri stiano lottando per raggiungere uno status di “pari opportunità” in fatto di carenza di cure ed attenzioni. Il dato, come scienziato, mi preoccupa. E non poco.

Lo dico adesso per procedere in pace: è la qualità che manca. La quantità è presente ma l’eccesso, l’ostentazione (spesso plateale) di attenzioni (formulate con i toni affettati degli intercalari ridicoli di affetto) giusto perché c’è un pubblico, e la loro collocazione temporale nella dinamica dell’interazione, producono il medesimo effetto di inefficacia derivato dalla loro assenza.

Mi chiedo dove siano andati a finire tutti i dati della conoscenza che decenni di ricerca in psicologia sperimentale, applicata all’educazione, hanno prodotto. Dove sono tutti quei professionisti, operatori della psiche, che avrebbero dovuto diffondere, insegnare e mostrare ai genitori quali sono i principi educativi e come funzionano. Non sono cose dell’altro mondo e ci appartengono per tradizione e basta poco per renderli efficaci. Latitanti? Pentiti? Distratti dal denaro? Opportunisti? Falsi appassionati? Di certo Ignavi. Sono i soliti: quelli che inventano Reggio Children ed il “metodo” ABA.

Ma alla fine la soluzione c’è: incolpare le insegnanti per il comportamento disadattivo del proprio figlio. Funziona sempre come giustificazione. E’ come un assioma.

Così si apre un altro girone e tutto torna in quel circolo ideato (indovina da chi?) per non far cambiare nulla.

Un’altra estate arriverà: facciamo qualcosa?

Renato Gentile

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