Alle “origini” della promiscuità femminile

Ho l’impressione che

Evolution

Evolution (Photo credit: cszar)

molti ricercatori, soprattutto negli ultimi anni, si stiano “affannano” a ricercare l’origine genetica dell’infedeltà femminile. Non comprendo se sia una “tendenza” per fornire una parvenza di pari opportunità anche alla genetica o se invece si tratta di una sfida di genere; il bisogno di una rivincita. Da tempo, molti ricercatori, a buon titolo, hanno proposto ipotesi percorribili sulla natura genetica dell’infedeltà maschile pertanto potrebbe suonare plausibile iniziare a considerare se “anche” quella femminile abbia una portata evoluzionistica cioè se sia servita alla sopravvivenza. Ci si vuole complicare la vita? Temo di si.

Il tema, in fondo, attira moltissimo. Chiunque, oltre gli esperti e non della ricerca – soprattutto giornalisti attenti e curiosi “operatori della mente” – amerebbe poter soddisfare una tale curiosità. Personalmente non lo annovero tra i miei principali interessi scientifici, non lo tengo molto in considerazione anche se sta polarizzando la mia curiosità di conoscenza; ne prendo nota.

La ricerca ha sempre bisogno di dati, di tutti i dati anche quelli che sembrano “campati in aria”; ogni ricerca ha la funzione implicita di stimolare idee e nuove ipotesi. Spesso vincenti.

Le mie curiosità scientifiche sono rivolte ad altri aspetti del medesimo tema; parto da altri piani di analisi dello sviluppo e della evoluzione (sociale) umana.

C’è da dire, comunque, che gli argomenti sui quali si concentra maggiormente l’attenzione e l’interesse verso questa disciplina sono relativi ai comportamenti che riguardano il legame (ma sarebbe meglio dire rapporto) uomo-donna (maschio-femmina), come la scelta del partner, l’accoppiamento, la certezza della paternità etc. pertanto è giusto continuare a indagare e verificare.

E’ affascinante, oltre che estremamente interessante, conoscere cosa ci siamo portati dietro dalla preistoria e soprattutto comprendere, sapere, “perché?”.

L’infedeltà maschile è facile da “spiegare”: passando da una donna all’altra l’uomo può fecondare più donne, aumentando la probabilità di una discendenza (con determinati caratteri) numerosa. Evitando così l’estinzione della specie e la conservazione del patrimonio genetico ereditato. Se sono le donne a tradire non vale certo il medesimo principio. Queste infatti possono partorire un figlio all’anno qualunque sia il numero dei loro partner sessuali. E’ ovvio che abbiamo bisogno di una motivazione (ragione) diversa; sempre che ci sia. Molti si sforzano e la creatività emerge.

Gli studiosi hanno cercato, ad esempio, di stabilire se tale promiscuità abbia regalato (e regali) un vantaggio genetico ai figli illegittimi e quelli legittimi. Non sono emersi dati che possano confermare in qualche modo un progetto adattivo. La promiscuità femminile non sembra avere vantaggi riproduttivi; i figli illegittimi infatti si riproducono con bassa percentuale rispetto ai primi. Allora qual è la sua origine? Non abbiamo al momento risposte.

Nonostante le accese controversie e varie difficoltà, talune ipotesi si stanno facendo largo e sembrano davvero interessanti. Vediamo le due più quotate.

La prima, quella supportata dai primi risultati, attribuisce la colpa della poliandria ai maschi: la promiscuità femminile potrebbe essere una conseguenza ecologica di quella maschile. Se i maschi subiscono una forte pressione selettiva per accoppiarsi con diverse femmine, allora in un ambiente molto ristretto (come ad esempio un’isola), le femmine potrebbero essere spinte (costrette) ad accoppiarsi con molteplici partner. Interessante. La specie umana però non è nata in Polinesia.

La seconda ipotesi sostiene la possibilità che la promiscuità femminile sia una conseguenza genetica della versione maschile ovvero: se ci sono geni che incoraggiano un maschio ad essere promiscuo, egli potrebbe trasmettere questi geni alle figlie, anche se esse non traggono alcun vantaggio dal comportamento. Forse adesso anche per le donne si potrà dire: tutta suo padre?

Se così fosse presto riusciremo ad individuare e magari isolare i geni responsabili dell’infedeltà femminile, della promiscuità.

La mia posizione in merito rimane, tuttora, radicale. E ti pareva?

Secondo me è sbagliata l’ipotesi di partenza. La premessa è un assioma che va rivisto; l’intera impostazione metodologica prende quindi una strada errata.

Renato Gentile

http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=why-do-females-cheat

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