Aspettative, proiezioni e pregiudizi: l’arte della Profezia

Pygmalion (Firens)

Pygmalion (Firens) (Photo credit: Wikipedia)

Il vecchio “effetto Rosenthal” & Jacobson, datato fine anni ’60, ritorna periodicamente, all’insaputa di molti, alla ribalta. Appare come dal nulla.

Ogni volta che si parla di effetto delle aspettative, dei giudizi a priori, sembra che la notizia sia “fresca di ricerca” invece si tratta di uno degli effetti più noti ed interessanti della Storia della Psicologia. Tanto noti da ispirare film e romanzi.

Un effetto che (soprattutto) gli insegnanti (ma anche i genitori) disattendono di considerare. Anche le persone che lavorano in gruppo o sono a capo di una sezione ne sono vittime. Fortuna non tutti. Questo la dice lunga sulla nostra cultura classica.

Stavolta la notizia è targata: Neuroscienze. Abbiamo dei risultati i quali, anche se non interessano direttamente l’Effetto Pigmalione, ne fanno in qualche modo parte. Non è quindi la prova diretta ma un dato che ci permette di derivare conclusioni ed ulteriori ipotesi; bastano pochi passaggi per riconoscere e sostenere che abbiamo a che fare con la “vecchia” conoscenza. Non è quindi una scoperta completamente nuova, come molti la diffondono, ma il sostegno scientifico ed un ampliamento – sperimentalmente ottenuto – ad un effetto comportamentale abbastanza studiato, sotto gli occhi di tutti ma altrettanto poco noto. Disatteso o dimenticato forse perché ritenuto poco interessante. O troppo semplicistico per le menti (di luminari) che accettano solamente scavi archeologici nei meandri della “mente”. Peccato perché le “vittime” scolastiche e familiari dell’effetto Rosenthal sono, ancora oggi, migliaia.

La ricerca ci fornisce elementi interessanti sia per un approfondimento teoretico, sia sperimentale. Direi che si è aperto un filone metodologico che stimolerà la comunità scientifica, dai docenti agli operatori della mente. Quelli che, comunemente, vengono definiti psicologi.

I risultati della ricerca ci dicono che le informazioni relative alle caratteristiche di una persona che non conosciamo influenzano (loro utilizzano impropriamente il termine condizionano) il nostro comportamento. Tale influenza è osservabile a livello psicologico ma soprattutto a livello neurobiologico. Per la precisione le osservazioni hanno evidenziato che le aree cerebrali – solitamente destinate all’apprendimento attraverso l’esperienza – si attivano molto meno del normale. In taluni casi queste aree non si attivano per niente. Gli argomenti che ne derivano potrebbero occupare una conferenza di giorni e giorni. Il dato sperimentale, la nostra modalità comportamentale, volontaria e non volontaria, si presta a molteplici livelli di analisi che non staremo qui ad elencare. Ci fa comunque riflettere su ciò che è la vita di tutti i giorni quando ci poniamo in situazioni di interazione con i nostri simili.

Uno dei ricercatori conclude dicendo: “l’informazione a priori, che un soggetto sperimentale riceve su un altro giocatore influenza il comportamento del primo rendendolo indipendente dal risultato dell’interazione effettiva, cioè dai dati dell’esperienza”.

Questa conclusione la troviamo in ciò che, nell’Analisi del Comportamento, viene chiamato Comportamento Governato da Regole; una dimensione, proprietà, del Comportamento Verbale umano. E con questo, direbbe un famoso comico: “ho detto tutto”. Rimango zitto.

Lo scambio di conoscenze tra le varie discipline scientifiche dovrebbe essere un atteggiamento diffuso per promuovere, avviare e condurre una fattiva collaborazione; proficua, cioè ricca di collegamenti e “conclusioni” e di modelli applicativi. Ma emerge, come sempre, il problema di fondo della Psicologia quando bisogna sedersi, insieme ad altri, al tavolo della Scienza.

Renato Gentile

http://www.jneurosci.org/content/33/8/3602.abstract

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