No Ponte

In molti, ma potrei dire quasi tutti, abbiamo fatto una considerazione: “mai vista una cosa simile qui a Messina”. Tutti ci siamo ritrovati d’accordo. Mai un evento così bello, spontaneo, allegro, deciso, animato da uno spirito di appartenenza così grande e forte. Appartenenza appunto. Quando mai?

Questa Città finalmente ha un Sindaco eletto dalla gente: Renato Accorinti.

A mio modo di vedere, e non solo mio, è stata una Rivoluzione: il popolo, la gente, ha deposto il tiranno; diventando finalmente cittadini. Un tiranno che ha succhiato tutta la linfa vitale ad una città un tempo grandissima e soprattutto importantissima nel giro della Cultura e delle Arti. Espropriata di tutto ed abbandonata alla migliore delinquenza che, nel frattempo, per necessità e per male educazione, è prosperata come gramigna. Un tiranno con una corte di servi, schiavi asserviti sia alla loro condizione, sia al loro padrone, sciocchi e creduloni, oltre che ignoranti ed indegni. Servi comprati con pochi spiccioli di promesse. Persone che, per decenni, hanno venduto la loro dignità, ipotecando così il futuro dei loro figli, per la promessa di un “favore” che certamente era (doveva essere) un diritto sacrosanto. Altri ancora per meno, come una telefonata per avere prenotata una visita in Ospedale.

Una rivoluzione dicevo che, a differenza delle altre, compresa l’ultima avventura Italiana in fatto di rivoluzioni, non ha nemici. Non possiamo averne perché siamo pacifisti? Non solo, non semplicemente per questo. Molti vorrebbero che fosse così banale. Non possiamo averne perché non ne vogliamo; la cultura, il cambiamento civile, deve essere insegnato con l’esempio, con le azioni come si fa per educare un bambino. Il cambiamento non può essere coercizione, obbligo, imposizione. Il cambiamento è educazione, guida, confronto ed esperienza diretta. Quale migliore esperienza della partecipazione attiva e del donare il proprio contributo creativo, professionale, intellettuale? Una gratificazione che non può essere “spiegata” a parole, raccontarla, bisogna provarla. Adesso è tempo di educare le sacche di delusi che sono diventati inermi e soprattutto scoraggiati. Deboli; facili prede di affabulatori. Il “nemico” se vogliamo identificarlo in qualcosa è solo uno ed è l’ignoranza; ma l’ignoranza non è un nemico ma una malattia. Esiste la cura ed è giusto curarsi.

Abbiamo aspettato 40 anni ma alla fine il momento è arrivato; siamo quasi tutti invecchiati ma attorno vediamo, ci sono, tantissimi giovani aperti ad ascoltare e cercare di comprendere qual è l’idea alternativa. Giovani che hanno detto No all’ennesimo festival delle promesse elettorali e ai soliti “progetti” per cambiare la città. Stavolta in tanti hanno fatto silenzio ed ascoltato; la loro maturità, finalmente, li ha portati a scegliere da soli quale doveva essere la direzione. Poche settimane, intense, faticosissime e senza sosta. Esami di maturità superati brillantemente.

Gli ultimi, stanchi e ritriti giochi di potere, sono finiti in un museo e non in un magazzino, archivio, dal quale potrebbero essere, un giorno, ripresi e messi in vendita. No. Il malgoverno di questa Città è storia di soprusi ed errori, di diritti calpestati, con nomi cognomi e date, e non deve essere distrutta ma conservata ed esposta pubblicamente per la consultazione al fine di evitare che possa essere riproposta da qualche fanatico nostalgico o pseudo rivoluzionario di turno. Abbiamo smascherato l’ultimo inganno di dittatura e malaffare camuffato da “giovane di bella presenza” e soprattutto non abbiamo permesso, stavolta, che tutti quei rivoli di aspiranti candidati, compresi quelli dell’ultima invenzione rivoluzionaria, la facessero da “padrone” nel programma tacitamente condiviso di rubare (ancora una volta) la città ai cittadini – ed i loro diritti – per altri cinque anni.

Dimenticare il momento – la festa spontanea – di ieri non sarà possibile; come un concerto Rock rimarrà nella nostra memoria come è rimasto nella mia, ed in quella di tanti della mia età, che quello spazio che abbiamo riempito ieri (Piazza Europa, ex Municipio) un tempo, era Teatro. Il Teatro dei 5000 (posti a sedere). Come hanno potuto rubare tutto questo in 50 anni? Ahimè lo hanno fatto ma finalmente è finita. Mi piace pensare che i nostri figli possano continuare a vivere la Piazza, quella piazza, come il luogo della partecipazione alla politica civile e democratica della Città.

Adesso è tempo di progettare la Pace allo stesso modo come gli altri, in questi anni, hanno progettato la guerra.

Renato Gentile

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...