Ancora mafia? Ne prendo giusto un po’.

Da poco terminata la settimana organizzata dalla Provincia ecco che parte la risposta del Comune e dei Centri Sociali. Certo che c’è un bel da fare. Chissà?

Io sorrido ma non ci sto bene. Vado al Centro Sociale “Buco Magico”; altri relatori parlano di mafia. Poca gente. E’ ovvio la mafia qui non c’è. I titoli delle relazioni hanno però un respiro diverso rispetto a quelle di “Noi contro le mafie” ed anche i toni sono diversi. Forse sto sognando? Non è possibile la mafia ruba soprattutto i sogni. Ma qui la mafia non c’è; allora posso sognare.

Posso sognare qualsiasi cosa ma la realtà qui è la medesima di sempre. Da quando sono qui.

Mi muovo verso il centro, torno a casa. Un manifesto murale attira la mia attenzione. I creativi qui a Reggio Emilia sono davvero in gamba; il nuovo slogan per invitare la gente ad andare in centro è veramente bello: (Io) C’entro. Semplice e geniale.

Tra le cose che ogni cittadino può trovare in Centro alcune mi lasciano perplesso. Non scherzo. Un brivido mi attraversa la pelle delle braccia: Relazioni e Accoglienza. Ho qualche perplessità su Emozioni poi, rifletto e se consideriamo che tra le emozioni sono annoverate rabbia, paura e disgusto allora ci siamo: queste le provi prima o poi, devi solo attendere. Ci vuole pazienza.

Mi piacerebbe sapere o capire con quale coraggio si parla di accoglienza e di relazioni. In Centro città. Bisognerà certo invitare i nostri amministratori a fare delle passeggiate didattiche, delle escursioni pedagogiche o delle gite guidate per le vie del Centro giusto per fargli osservare come la Gente si comporta con la gente.

Questa domenica è stata ancora interessante. Una ragazza, giovanissima e di aspetto delicato, distribuiva volantini per una causa che (personalmente) ritengo giusta e che è abbastanza condivisibile soprattutto in una Città simbolo come la nostra. Questa ragazza era sicuramente reggiana. Ho voluto osservarla bene negli occhi tutte le volte che, quasi pregando di essere perdonata per il disturbo, porgeva il volantino ai passanti. Era disorientata, impaurita; non sapeva cosa stesse accadendo. Chi mai l’ha trattata così? Come una “indegna” di cotanto ardire. Io ho provato diverse volte questa sensazione e ne ho sofferto. Ed io sono vecchio.

La Gente qui quando per strada offri un volantino, ma potrebbe anche essere un biglietto gratis per il teatro, ti guarda con aria di sufficienza, inorridita. Manifesta il fastidio del contatto sia pure verbale. Rimangono zitti facendo parlare il loro corpo, che dice a voce alta: “ma ti vuoi allontanare che mi fai schifo?”. Tutto questo per un volantino. Un volantino che neanche guarda. Non vuole sapere nulla. Non gli riguarda nulla oltre i suoi “personali confini di casta”.

Quando a suo tempo ci ho provato io, in mezz’ora ne ho “piazzati” solo tre ma le sensazioni di disgusto e di evitamento sono state molte; tanto da farmi abbandonare l’impresa. Ma siccome sono un bastardo sono andato pesante: ho portato nelle vie principali ed in Piazza i miei disegni. Li ho messi in mostra – con una scritta evidente: non in vendita – e mi sono messo a guardare: attento. Non vi dico cosa ho registrato. Lo tengo per me. Non c’è nulla di buono in quel che ho osservato. Davvero.

Una cosa però è bene dirla, anche se rischio di ripetermi; l’atteggiamento mafioso della Gente, dalle stanze della gestione/amministrazione si è materializzato nella vita in Città, sulle strade e sta alimentando e nutrendo il richiamo e la risposta “mafiosa” da parte di altri. Ecco adesso si che bisogna iniziare a preoccuparsi.

Continuiamo a parlare di mafia a Reggio Emilia. Si perché no? Più se ne parla e meno si vede.

Renato Gentile

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