“Noi contro le mafie”: noi chi?

Il secondo appuntamento è andato in porto.

La prima considerazione che mi viene da fare è: come mai il Comune con questa iniziativa c’entra poco e niente? Non è una sottigliezza da poco. Mi sono chiesto, come tanti altri, se in questa settimana di lavori la cultura della legalità sia stata veramente affermata. Ad occhio sembra di si: la Gente ha dormito serenamente; i consumi sono stati normali, le passeggiate fashion in ripresa e nessun caso di insonnia.

Unica cosa certa? Hanno parlato di mafia, soprattutto per non sentirsi lontani dall’invito / monito di Paolo Borsellino.

Leggo ed ho anche ascoltato che lo scopo di questa iniziativa è stato, tra gli altri, quello di formare una nuova classe dirigente. A Reggio Emilia? Una nuova classe dirigente? Che significa?

Questa è la Città della Gente, signori miei. Dove la Gente, perbacco, sono gli amici degli amici. I dirigenti già ci sono e sono anche ben formati. Sono nati Idonei; e successivamente educati. Come nella monarchia.

Ma questo è un dettaglio inutile da riproporre. Scenografia.

Leggo a conclusione di una delle presentazioni ufficiali che: nessuno deve essere lasciato solo. Lapidario. Scenografico anche questo. Toccante. Qui nel nostro Comune nessuno è solo; l’emarginazione, è chiaro, è un’altra cosa – un fenomeno diverso – qui la Gente non si lascia sola. Gli altri può capitare. Talvolta.

Un altro punto nella presentazione delle finalità del programma è: riflettere sulla legalità e sul rispetto delle regole. Il rispetto delle regole? Il rispetto delle regole – signori – è il cavallo di Troia della legalità, cosa andate discettando? Ma dai?

Ma la ciliegina sulla torta, quella proprio, davvero, ghiotta è l’affermazione di un Presidente, che sancisce l’utilità di fornire ai giovani gli strumenti di lettura della realtà. Mi chiedo: quale realtà intende il Presidente visto che presso il suo Consorzio il “colloquio di selezione” per avere il permesso di entrare dal portone te lo fanno per citofono?

Ho avuto proprio l’impressione di trovarmi al cinema a vedere un documentario sugli effetti dannosi delle droghe pesanti sulla percezione in generale. Uno studio sulla alterazione delle risposte verbali ad un tema dato. Come quando si confonde la delinquenza con la mafia. Incredibile. Divertente comunque.

In sintesi:

La Provincia non sa come funziona il Comune; ed è per questo che tali personalità sembrano venire da un altro pianeta, parlano un’altra lingua: forse non sono Gente di questa Città. Qui niente mafia.

Fortuna che ci sono i giovani studenti che hanno capito che: se manca l’umiltà allora la mafia incomincia a mettere radici. E le radici le mette per comandare.

A buon rendere

Renato Gentile

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