Conflitto madre-figlio: premesse *

* prima della lezione in aula 18 Aprile

Dal punto di vista evoluzionistico tale tema, abbastanza dibattuto ed amato in psicologia, necessità di alcune premesse. Una l’abbiamo già argomentato parlando della finalità di far vivere i propri geni attraverso i figli. Trasmettere i caratteri maggiormente adattivi. L’altra premessa la prenderemo in considerazione da oggi e riguarda la vita di gruppo. Cercheremo di osservare l’intreccio delle dinamiche distinguendone, nella complessità, le regole; lo svolgersi della realtà.

In quasi tutte le specie animali, la forza che tiene unito e saldo il gruppo è data, soprattutto, dalle manifestazioni di dominanza e  di sottomissione; dalle cerimonie di saluto e, infine; dai gesti di acquietamento. Vi invito a fare mente locale a questi comportamenti: quante volte li abbiamo osservati? Tantissime. Sia negli animali che negli umani.

La dominanza e la sottomissione rappresentano comunque la chiave principale per la sopravvivenza del gruppo. In alcuni gruppi caratterizzati da aggressività intraspecifica (ad esempio i lupi) è presente una distribuzione di ruoli che permette l’esistenza di un ordine interno tale da far funzionare il gruppo come una “unità biologica”.

Ricordiamo infine, ed è necessario farlo spesso, che il processo di adattamento è lento e pieno di imprevisti. Il comportamento è l’espressione del modello genetico. Su esso operano ed agiscono, costantemente, le variabili ambientali.

L’evoluzione, lo sappiamo, non agisce su piani programmati ma contingenti.

Solo nell’uomo e nella scimmia i processi evolutivi si sono modificati più “velocemente” grazie all’influenza della cultura. La cultura è lo strumento – fino ad oggi – che può agire più di qualsiasi altro mezzo o manufatto sullo sviluppo del cervello. Se non ci fosse stata la cultura non avremmo avuto l’Homo Faber né l’Homo Sapiens.

Pertanto (mi permetto una parentesi che vi servirà più avanti) è’ più facile alterare una funzione psicologica, ad esempio un sentimento, operando sul cervello anziché sul patrimonio genetico. Questo argomento è altrettanto delicato quindi “maneggiatelo con cura”; quando sarà.

Concludendo la premessa: quando affrontiamo un tema della psicologia generale in chiave evoluzionistica non possiamo disattendere di valutare questi principi, queste premesse fondamentali dello sviluppo evolutivo della specie, soprattutto la nostra e delle variabili che l’hanno allontanata da un comportamento rigidamente codificato come potrebbe essere quello trasmesso per via genica.

Il tema, poco gradevole ma che fa da sfondo a quello in questione – di cui ci accingiamo ad interessarci – per avere una visione di insieme è l’infanticidio.

Al lavoro

Renato Gentile

 

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