Prima di iniziare

Resistere alla tentazione di “non dare per scontata” l’importanza della rivoluzione che la teoria dell’evoluzione di Darwin ha portato all’interno della comunità scientifica non è facile. Devo resistere. Questo è un corso avanzato pertanto non ci fermeremo a considerare l’importanza storica e culturale dell’evento e della sua ricaduta sul mondo accademico, sociale e scientifico. Bisogna considerarlo per definizione. Sarà bene quindi riportarlo alla memoria calandoci, come è giusto fare, in quel determinato momento storico culturale e cercare di “vederlo” nella sua portata scientifica. Riflettere sulle reazioni, sulle resistenze e motivazioni ad accettarlo.

Basterà fare “mente locale” all’esplosione di curiosità che tale notizia può aver determinato, allo stupore, alla incredulità che ha scatenato (e continua a scatenare ancora oggi), nelle persone che hanno a cuore la ricerca e che amano la conoscenza e la scoperta. Una svolta di questo tipo ha senza ombra di dubbio suscitato curiosità ed emozioni nuove. Immaginatelo.

Un evento di questo tipo, se riusciamo a vederlo con gli occhi del tempo, non può non liberare la mente ad una immaginazione senza limiti sulla “costruzione” del procedere della vita dei nostri lontanissimi antenati, alla loro organizzazione sociale, alla loro vita relazionale ed alle modalità comunicative. Alle loro lotte per sopravvivere in un ambiente ostile. Domande alle quali la psicologia deve dare risposte soprattutto per formulare risposte attendibili e serie alla nostra utenza clinica.

Non basta osservare gli animali prossimi per morfologia alla nostra specie per avere un minimo di accenno a quel che è stato il nostro passato. Siamo una specie diversa, a sé stante, e c’è tutto un mondo, con le sue espressioni di vita ed i suoi progetti ed il suo svolgersi da immaginare, intuire e scoprire. Comprendere come siamo andati avanti fino ad oggi. Lentamente. Senza estinguerci.

Certo i nostri simili più prossimi possono servire da “confronto” per talune comparazioni ma bisogna porsi le domande giuste e fare le dovute distinzioni di specie e di grado evolutivo.

Come mi piace ricordare, spesso, il comportamento non ha lasciato fossili specifici ma tracce del suo passaggio, così anche il linguaggio verbale. C’è da immaginare come tutto sia nato e come si sia sviluppato e poi affinato. Capire dove e come cercare: non si può rimanere indifferenti a tutta una vita durata millenni da scoprire e raccontare. Ci potrà aiutare ripassare un po’ di storia dalle cronache delle varie epoche; cosa che molti ricercatori disattendono con molta semplicità. Semplicisticamente fanno assunzioni che suonano, a dir poco, arbitrarie e personali. Superficiali.

Il lavoro in aula ci aiuterà a fare luce o a dissolvere dubbi, sciogliere nodi, adeguare gli approcci ed a liberare la fantasia da investire nelle ipotesi di ricerca. Di sicuro non ci sono motivi per annoiarsi.

La scienza non annoia: la curiosità e la ricerca mantengono sveglia la nostra vita.

A presto

Renato Gentile

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