ADHD: che spettacolo

Curiosare tra gli scaffali in libreria è sempre interessante; non sa mai cosa ti può capitare tra le mani. Se poi si cerca una distrazione dal mondo della cultura e della scienza, se si cerca un’evasione nel fantasy cosa c’è di meglio dello scaffale di psicologia? Lo so sto rivelando un segreto di bottega ma alla mia età niente di meglio che dispensare consigli ai più giovani. Avevo voglia di stare sul “leggero” quindi lo scaffale era quello giusto. Vengo subito rapito da un libro dalla copertina fortemente simbolica, una trottola, come non si vedono quasi più; il titolo fortemente agghiacciante (per una trottola che risponde ai principi della fisica) “Non riesco a fermarmi”. L’autore uno psicoanalista lacaniano (non venusiano) probabile candidato al Nobel per la Fantascienza, tal Zuccardi Merli.

L’argomento comunque non è la fisica dinamica ma il deficit attentivo ed il disturbo di iperattività, meglio noto con l’acronimo ADHD. Un tema molto gettonato dalle case farmaceutiche (in cerca di nuovi mercati) e dai neuropsicologi, più psi che neuro (sempre alla ricerca – vana – di un oggetto di studio). Ancora un ibrido, geneticamente manipolato, non una specie definita.

Vengo inconsciamente attratto (lo devo confessare) dall’argomento; mi tuffo nei capitoli e nuoto tra i paragrafi alla ricerca di sensazioni elevate di desiderio di conoscenza ma sembra che nulla stimoli la mia curiosità né la fantasia; del resto l’ho fatta lavorare molto durante la lettura, appena completata, dell’ultimo (capo) lavoro di Valerio Massimo Manfredi. Una immensa cavalcata nelle reminescenze classiche e nelle fantasie giovanili e più recenti.

Sembra, da ciò che sostiene l’autore, che la causa di questa dannosa iperattività sia da ricercare nel rapporto della madre col bambino. Niente di nuovo: un film già visto. Mi torna in mente una domanda: è una fortuna essere rimasti precocemente orfani di madre? In fondo si evitano una serie di traumi non da poco e forse dovrebbero essere contenti. Ma chi glielo dice?

Non divago sul pensiero perché trovo il cuore dell’argomento e, a questo punto, mi siedo ad uno dei tavoli, mi metto comodo, tolgo le muffole e chiedo un te al limone. Vengo totalmente rapito dalla scoperta; guarda cosa può fare la scienza. Non si tratta di una invenzione, di una spiegazione, di una ipotesi ma di una scoperta. Sir Francis Bacon, con fare elegante si siede accanto a me. Uno dei soliti scherzi dell’inconscio collettivo. Una allucinazione forse dovuta al te.

La madre vede il bambino come un suo oggetto e non può fare a meno di lui. Questa è la premessa: accidenti. A questo punto se il padre del bambino (il marito della signora) non limita adeguatamente l’amore che il bambino prova per la madre (ovvero la moglie) può generarsi l’iperattività. L’iperattività rappresenta un momentaneo sostituto della madre. Geniale, stupendo. Grande. Ma perché queste scoperte non le fanno mai al CERN?

Non è il solito remake, questo è un sequel: Edipo 2 la… (omissis). Finalmente, era ora, verrebbe da esclamare: viva il progresso. Mi tolgo anche la sciarpa, il clima si fa caldo. Fuori solo 7 gradi ma dentro, con questi temi, si cuoce.

Trovo così altri elementi affascinanti: ve li regalo. I genitori, una volta avviato il bambino alla psicoterapia, potrebbero interromperla perché, in fondo, sentono che la “guarigione” produce un distacco del figlio da loro; avviano la sua emancipazione. Temono di perderlo. Niente di meglio che mettere in psicoterapia anche loro. Questo, anche se già visto, è un capolavoro della dottrina psicoanalitica e dell’economia in tempo di crisi della produzione. Geniale. Ma dove era nascosto questo autore? Bisognerebbe farlo Ministro.

Ero soddisfatto, quasi placo, ma come in ogni buon libro, arriva qualcosa che colpisce personalmente il lettore. Una proiezione? Oddio. Mi sono sentito, ancora una volta inconsciamente, trasportato dentro il problema. Il bambino, una volta orientato alla “guarigione” diluisce la pulsione (questo termine mi affascina) la quale si trasforma in parole. Linguaggio & pulsione: mi mancava da tempo. Capirete che a questo punto ero dentro fino al collo. Travolto.

Ma non finisce qui c’è – come nelle favole – una buona notizia per tutti i ricercatori, scienziati e studiosi impegnati per trovare una strategia diagnostica per evidenziare la presenza del disturbo.

Non c’è più bisogno di investire idee, tempo e denaro nella ricerca dello strumento diagnostico per isolare il disturbo ADHD perché a fare la diagnosi è (sarà) il bambino stesso. Una volta che il terapeuta diventa il portavoce ufficiale – accreditato – dell’inconscio del bambino, sarà il piccolo a dichiarare ciò di cui è affetto, esclamando serenamente: ”non riesco a fermarmi”. Ergo.

Non posso fare altro che chiudere gli occhi, respirare a fondo e gustarmi questo finale. Opera divina.

Pensate a quanti soldi avremo da spendere per altre ricerche. Questa è archiviata. Conclusa.

Finisco il te e mi preparo per andare via con la testa piena di riflessioni. Arricchito. Il mio inconscio, naturalmente a mia insaputa, mi fa riporre il libro sullo scaffale del genere fantasy. Oddio una “specie” di lapsus.

Con l’inconscio, ahimè, non si scherza.

Buon Anno Nuovo

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2 thoughts on “ADHD: che spettacolo

  1. trasformare tutto in intrapsichico è un’abilità che possiedono pochi, meno male si stanno estinguendo. Il povero Bowlby potrà riposare in pace

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  2. Penso proprio che si stiano riproducendo, in massa, con forme meno radicali e squisitamente più commerciali; del resto la loro preparazione di base è diventata limitatissima. Pochi navigati argomenti che fanno sempre rumore. Fanno pena; del resto rispecchia il profilo, sociale, della professione libero borghese. Ho nostalgia dei veri bagagli di cultura cui ci avevano abituati i predecessori di questi tuttosapere. Era piacevole ascoltarli e “scontrarsi”. Sono solo dei luoghi comuni di se stessi.

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