Genitori a distanza: un valore diffuso

Venerdì notte la prima neve, tanta. Il sabato in Piazza i mercatini di Natale; bancarelle di artigiani ed artisti. Tanta gente. Mi aggiro come sempre, curioso per tutto ciò che accade attorno. Fotografo oggetti ed esposizioni; mi fermo e sento nell’aria una sorta di gioia anche se c’è crisi economica percepisco che in fondo c’è amore. Qualche pensiero malinconico, qualche ricordo ma tutto rientra nella norma dell’umore dettato dal periodo. Il tempo trascorre. Alla fine del viale Garibaldi torno indietro. Incrocio un bambino, poco più di tre anni, col suo papà. Il bimbo era felicissimo; aveva in mano un pezzo di neve, bianco, grande, pulito. Era riuscito a staccarlo dal bordo di una fioriera. Lo sento esprimere il suo desiderio: “lo porto a casa”. Il padre aggiunge sereno e calmo: “allora dobbiamo fare in fretta prima che si sciolga”. Li seguo, mi piace ascoltare queste immagini; riscaldano il mio cuore ormai vecchio.

Raggiungono la madre ferma ad ammirare completi di biancheria intima di buon artigianato. Il bambino appena la vede le mostra il suo pezzo di neve, tenuto con cura tra le mani coi guati; lei non commenta, non lo guarda neanche e continua nella sua ricerca di scelta. Osserva ed analizza la forma, il taglio e la rifinitura dei coordinati con gesti abili e decisi. Una donna di classe che sa quello che vuole e lo cerca.

Il bambino, accanto, la guarda fare ed alla fine comunica la sua intenzione di portarlo a casa. Solo a questo punto la madre gli risponde: “Ah si? E poi quando si scioglie l’acqua l’asciughi tu?”. Il bimbo rimane ammutolito, non sa cosa rispondere; forse neanche ha capito. Certamente non sa che la neve si scioglie diventando acqua. Rimane ancora zitto, guarda il padre che non lo sostiene più ed allora risponde “voglio portarlo a casa; asciugo io l’acqua”. E la madre incalza: “Bravo. E da quando tu sai asciugare l’acqua?”. Non dice altro poi si ferma un attimo, lo guarda e gli intima: “Ti ho già detto di gettarlo via. A casa non lo porti. E’ chiaro?”.

Il bambino guarda il suo pezzo di neve, certamente avrà le mani fredde ma non lo lascia. Si allontana dalla madre e si avvicina al padre rimasto in silenzio a due passi. Io fermo alla bancarella accanto, non posso più far finta di essere interessato a ciò che guardo. Vado via. Guardo ancora il bambino nella sua più completa solitudine col suo pezzo di neve tra le mani. Il padre gli sta accanto ed attende che la moglie faccia la sua scelta e concluda l’acquisto. Siamo nel cuore di Reggio Children.

Faccio delle relazioni, libere associazioni (cattive), tra ciò che la signora sta comprando ed il ruolo amorevole di madre che è emerso e commento, nella mia mente, qualcosa di “evidente”. Poco garbato probabilmente.

Mi si stringe il cuore. Questi genitori sono tagliati a misura, oltre che votati, per una buona e sana adozione a distanza. Niente di più. Mi chiedo, stupidamente: che motivo hanno di avere un figlio accanto, vicino, 24 ore su 24? Solo per nutrirlo ed ostentarlo?

Il risultato è perfettamente analogo

Buon Natale

Renato Gentile

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