Il rifiuto fa (molto) male

Geoff MacDonald & Mark R. Leary. Psychological Bulletin (2005). Vol. 131, 2.

Un vecchio, vecchissimo articolo apparso sulla rivista Psychological Bulletin del 2005 ha messo in evidenza l’esistenza di una sovrapposizione funzionale fra la sede cerebrale delle reazioni al dolore fisico (definito istintuale) e quella delle risposte al rifiuto sociale nell’individuo. Due aspetti, due reazioni comportamentali che hanno la medesima sede cerebrale; un’area antica del nostro cervello.

L’essere umano fa parte delle specie viventi che hanno struttura di tipo sociale. La necessità di vicinanza, contatto, accettazione e partecipazione al gruppo dei simili rappresenta un bisogno che (per definizione) consideriamo vitale. La sopravvivenza fisica, vera e propria, della nostra specie è stata fortemente legata all’accettazione ed alla partecipazione al gruppo. Poi ci siamo “velocemente” (in senso relativo) evoluti e tale caratteristica, insieme ad altre, ha senza dubbio rappresentato uno dei criteri molteplici fattori variabili della selezione.

La nostra attuale organizzazione, il nostro stile di vita, ha oscurato, sfumato, l’importanza di tale condizione necessaria alla nostra sopravvivenza. Per sopravvivere oggi non dipendiamo certo dalla accettazione sociale, da parte del gruppo di appartenenza, come migliaia di anni fa ma le nostre reazioni emotive sono rimaste uguali a quelle dei nostri antenati. E’ cambiata l’organizzazione sociale esterna ma non l’organizzazione neurologica, biologica. La chimica della nostra sopravvivenza è ancora funzionante come allora; altrimenti non saremmo nel 2012. Abbiamo ancora bisogno di essere e sentirci accettati; accolti anche se ciò non compromette la nostra esistenza fisica. Percepiamo una sofferenza simile al dolore.

Cosa ci dice questo dato? Ci dice essenzialmente una cosa molto semplice, chiara e soprattutto utile per migliorare le nostre interazioni verbali: in primo luogo quelle con i nostri figli. Sia il dolore fisico, sia il rifiuto sociale stimolano ed attivano la medesima area cerebrale che induce ad attivare un comportamento di evitamento e fuga. Due eventi topograficamente e funzionalmente diversi generano una analoga risposta. Questo chiarisce, non definitivamente, il perché di due momenti critici:

1) le risposte al dolore possono essere fortemente istintive cioè poco mediate dalla ragione e 2) che affrontiamo il rifiuto come si trattasse di una questione di vita o di morte. Tutto questo ha un forte impatto sui nostri pensieri, sulle nostre emozioni e soprattutto sui comportamenti da questi modulati o derivati.

In realtà questa ricerca ci “racconta” anche un’altra cosa: molti addetti ai lavori, penso ad esempio ad alcuni (pochi) psicologi e (raramente) qualche psichiatra i quali disattendono volutamente queste conoscenze fondamentali per lo studio, l’analisi e la comprensione del comportamento umano. Da queste indicazioni è possibile, con un po’ di attenzione e dedizione, derivare moduli ed atteggiamenti educativi maggiormente in linea con la natura umana. Senza la complicazione di impalcature e carpenterie filosofiche.

Purtroppo capita (molto) spesso che questi professionisti riescano ad incantare insegnanti e genitori (dopo aver incantato qualche studente) con favole e racconti eroici che vedono entità interne, invisibili e profonde dell’animo umano, lottare sempre all’insegna del bene o del male. L’educazione, a sentire loro, diventa quindi un viaggio alla scoperta di terre sconosciute, immense e soprattutto insidiose. Ognuno (genitore ed educatore che sia) deve lottare senza tregua, sempre, anche contro se stesso e i suoi demoni. Solo pochi eletti sanno veramente come tutto questo, invisibile al profano, si svolge.

Come sempre il Re è nudo e molti, ahimè, lo vedono addirittura griffato con gusto.

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3 thoughts on “Il rifiuto fa (molto) male

  1. Thanks for the sensible critique. Me and my neighbor were just preparing to do a little research on this. We got a grab a book from our local library but I think I learned more from this post. I’m very glad to see such great info being shared freely out there.

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