Diventa il mio pensiero

In your daddy’s arms again. P. Gabriel

Il bambino ci chiede: “mettiti nelle mie scarpe”. Breve estratto di alcuni esercizi, compiti, per calzarle facilmente.

Mettersi nei panni del bambino non è facile. Non è scontato che si sappia, spontaneamente, fare anche perché nessuno, forse, ci ha spiegato come fare. Ci vuole esercizio, oltre ad una guida, ed un vocabolario chiaro. Io utilizzo la frase “diventa il mio pensiero”; è più evidente senza metafora. Innanzitutto consiglio l’esercizio di imparare a “leggere” (considerare) ciò che i bambini avvertono, ciò che provano o di cui hanno bisogno.

E’ un impegno, un compito che abbiamo abbandonato; è più comodo delegarlo. Addirittura, pochi anni fa, è stato messo in commercio un dispositivo elettronico in grado di tradurre, classificare, il pianto del bambino. Il genitore doveva leggere sullo schermo se il pianto indicava paura, fame, sonno etc. Inutile dire che l’articolo andò a ruba ma da qualche tempo non se ne sente più parlare; forse perchè si è saputo che era una “evoluzione” dello strumento utilizzato per comprendere l’abbaiare del cane.

Comprendere  cosa sta vivendo e chiedendo il bambino in quel momento davanti a quella data situazione è fondamentale. Bisogna imparare la loro lingua; loro stanno imparando la nostra che, sotto molti aspetti, è incomprensibile. Evitare, allo stesso tempo, di diventare traduttori simultanei. Indico con questo termine quei genitori che elaborano tutta una serie di spiegazioni, di raffinata analisi, sul pianto o altro comportamento, del figlio. Non vi dico cosa viene fuori.

Cercate quindi di focalizzare, in occasioni diverse, i sentimenti del vostro bambino ed abbiatene rispetto e cura. All’inizio il genitore non è (ma ancora per poco) in grado di parlare, rispondere al bambino, quindi è buona norma, per il momento, non rispondere. Il vostro sguardo di comprensione, di complicità, di empatia, di sostegno parlerà per voi. Imparerete presto a rispondere verbalmente e controllare la situazione. Prima di imparare a parlare ogni individuo deve prima comprendere; vale anche per i genitori.

La seconda cosa da fare (contemporaneamente alla precedente) è quella di imparare a gestire la propria ansia. Allontanare le tensioni e relegarle altrove (Esercizio n° 2). In quanto genitori, punti costanti ed insostituibili di riferimento e di conforto, abbiamo il dovere di gestire la nostra ansia. Dobbiamo eliminare, radicalmente, la tensione che proviamo in quanto, inconsapevolmente, carichiamo i nostri figli dei (nostri) problemi quotidiani. Proteggiamoli da questo costume diffuso.

Una volta gestita l’ansia bisogna (Esercizio n° 5) impegnarsi a smettere di irritarsi quando si è davanti a loro. Minacciare i bambini con soluzioni punitive può essere causa di una preoccupazione costante; incomprensibile per loro. I bambini tendono ad incolpare se stessi se c’è tensione in casa anche se non sono l’origine di questa. Una frustrazione enorme e, per giunta, priva di fondamento che funziona come un pesticida. Lo facciamo spesso.

Infine (Esercizio n° 7), evitate di discutere delle aspettative che coltivate per il vostro bambino o cercare almeno di limitarne il livello. Incoraggiarli a trovare i propri talenti e le proprie passioni, aiutarli ad identificare e realizzare i loro (o vostri) sogni. L’autostima nei bambini si sviluppa quando si sentono accettati per quello che sono e quando sono capaci, in grado, di ottenere padronanza sulle cose.

Il genitore deve essere, innanzitutto, un “luogo” sicuro per il bambino; un luogo certo dove poter andare a ripararsi, chiedere supporto e sostegno quando il mondo esterno diventa incomprensibile. Non ho alcun dubbio che ogni genitore sappia e faccia questo ma alcuni dettagli aiutano a fare meglio ed evitare inutili tensioni che, inconsapevolmente, trasmettiamo.

Essere padre/madre significa imparare una nuova professione o quantomeno aggiornare le proprie competenze e conoscenze relazionali. In parole semplici bisogna modificare alcuni schemi di comportamento che funzionano, perchè necessari o accettati, esclusivamente nel mondo degli adulti.

I bambini sono ospiti del nostro mondo e desiderano vedere, innanzitutto, le cose migliori. Per il resto ci sarà tempo.

Buon lavoro

Writing comes more easily if you have something to say. Sholem Asch

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