Matematica e movimento: terapia scolastica

“Non c’è niente di più deprimente di un idiota che incontra un’idea”. E. Caracciolo

L’idea in oggetto è frutto di alcuni insegnanti dell’Emilia Romagna i quali sostengono di aver elaborato e progettato un percorso di apprendimento della matematica a passi di danza: in palestra. Un metodo “nuovo” per facilitare l’apprendimento (non la comprensione) della materia più “oscura” che viene proposta (da sempre) ai giovani studenti. Vedremo.

Non ho elementi per valutare la qualità e la bontà dell’impalcatura sperimentale né sono indicate le basi teoretiche (se esistono) su cui il progetto si fonda ma da quel poco che è stato mostrato in TV sulla Rete Nazionale (passato al Telegiornale delle 13 per ben due volte in una settimana), mi è sorto il sospetto (legittimo quando si parla di sperimentazione) di una banale intuizione scambiata per la soluzione. In poche parole ho percepito odore di bruciato ed intravisto il solito “fumo”. Ci vogliono vendere fumo spacciandolo per qualcosa di concreto e di alta qualità; la garanzia di legittimità del prodotto è firmata dalla Televisione di Stato.

Chiamare qualcosa con un altro nome o infarcirla di contesti originali per dare una parvenza di novità e scientificità a ciò che già esiste fa scattare (in me) i sensori di allarme del raggiro e della mistificazione. Siamo in presenza di una banconota originale o di un falso? Un bel dubbio. E’ un nuovo brano musicale di successo o una vecchia melodia (dimenticata) riproposta come originale? Questa si che è una domanda intrigante. E’ ignoranza totale della letteratura metodologica e tecnologica applicata alla didattica o un progetto da prossimo premio Nobel? Questa è una domanda veramente cattiva ma serve per verificare la preparazione di chi propone qualcosa. Poniamocela.

Gli alunni sono sempre più impreparati in matematica. Mi spiace, soprattutto come persona di scienza, dover ancora udire in questo secolo che la “colpa” è degli studenti che non si applicano e dei genitori che non li seguono. Se uno studente non si applica probabilmente non è motivato e la motivazione (mi duole ripeterlo) non si eredita geneticamente né si acquista in farmacia. Né tantomeno la si impone o invoca. La motivazione non è prescrivibile: va creata, inventata, cucita su misura oppure costruita a piccoli passi, alimentata e, soprattutto, gestita. Questo è l’unico (grande) compito di un insegnante.

Molti ci riescono; altri invece (pochi ma buoni) che non possiedono ancora capacità di analisi della propria qualità didattica (umiltà) e strumenti di controllo metodologico (monitoraggio) della loro formazione come docente, sparano lacrimogeni. Sono pochi ma si fanno sentire: annebbiano il campo, creano sorpresa, scompiglio, confondendo chi vuole (come noi) capire. Dietro la cortina fumogena colorata possono finalmente e facilmente nascondere la loro impreparazione o incapacità professionale.

Ho sempre visto di buon occhio ed appoggiato un vecchio motto statunitense: “se l’allievo non ha imparato, l’insegnante non ha insegnato”.

Notoriamente questi progetti affascinanti sono figli di un entusiasmo didattico, privo di consistenza empirica, proposto con onestà e buona fede. Uno scatto, uno slancio, come a voler mostrare che nella scuola c’è qualcuno che lavora e vuol fare eccellenza. C’è questa spinta, questo desiderio nei docenti ma alla fine non c’è niente: tutto svanisce. Ho rivisitato a memoria alcuni progetti propagandati negli ultimi anni: non è rimasto nulla. Non esistono dati numerici, quote, su cui ragionare e commentare come hanno agito le procedure di queste (pseudo) sperimentazioni; non esistono organi autorevoli di controllo. In pratica manca il metodo: è disatteso. Si finisce così, ahimè, a giocare a “Reggio Children”.

Sicuramente non sarà il caso del progetto cha ha ispirato questa breve riflessione in quanto è stata annunciata una analisi ed un confronto, a fine anno, sui risultati ottenuti. Ciò significa che dietro c’è un disegno metodologico serio. La sperimentazione richiede dei numeri, dei pesi, delle “quantità” registrate e rilevate in tempi diversi con strumenti idonei. Sono davvero curioso ed impaziente di leggere i risultati per trarre le opportune conclusioni. Oltre alla curiosità scientifica, che rappresenta un personale tratto distintivo, sono spinto dal fatto che questi progetti sono finanziati (dal Comune) con soldi pubblici. Non possiamo disperderli.

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One thought on “Matematica e movimento: terapia scolastica

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