Like Prosecco

“Like Prosecco” è il nuovo intercalare americano per esprimere “qualcosa” che ci piace, di bello. Intercalare freschissimo, non ha ancora compiuto un mese dalla nascita, ricevuto in anteprima dai miei amici Statunitensi. Aspettiamo che arrivi, come i precedenti, in Italia, dove impareremo ad utilizzarlo – ad hoc – appena avremo intuito la sua collocazione. Questa notizia ha richiamato alla mia memoria un interessante tema della Scienza: l’etichetta, il nome da dare ad un fenomeno ancora “non noto”. L’uomo, da Adamo in poi, ha ricevuto questo compito: dare un nome alle cose che (ancora) non conosce.

Il primo tentativo dello scienziato quando deve identificare un evento nuovo, è quello di verificare se appartiene ad un fatto o una categoria già nota. Si parte dall’osservazione e si cerca, sulla base delle conoscenze del momento, di classificare, ordinare, l’evento. Se un astronomo nota un “insolito” corpo celeste in movimento, all’interno di un dato spazio interstellare, esegue una serie di controlli, utilizzando modelli di simulazione matematica, su un insieme di dati ricavati da molteplici osservazioni, per poter stabilire se quel (nuovo) corpo celeste è classificabile tra le comete, i pianeti, gli asteroidi o concludere invece che non è identificabile attraverso i mezzi e le conoscenze attuali. Il fatto osservato rimane un dato, la conoscenza viene rimandata.

Durante questa fase di studio per stabilire rapporti di comunicazione tra colleghi, il gruppo di ricerca inventa, conia, una etichetta convenzionale, squisitamente arbitraria che identifica l’evento da studiare. Lo scopo è quello di definire, esclusivamente in modo nominalistico, l’oggetto. Questo fatto però, può condurre ad una serie di errori, grossolani, che proverò ad esporre brevemente.

Il termine “identificativo” di quel determinato evento, invece di rappresentare il flatus vocis dei nominalisti medievali rischia di essere assunto come spiegazione finale dell’evento. Piuttosto che una convenzione verbale, arbitraria, nata per denominare una serie di fatti ancora sconosciuti, l’etichetta diventa espressione di una realtà nota. Il fatto viene “chiamato”, riferito, come se la sua natura fosse già stata determinata; ad esempio l’affermazione “questo bambino è affetto da ADHD” esprime, involontariamente, una sorta di certezza sulle nostre conoscenze del disturbo. Pertanto, le affermazioni su eventuali fattori causali possono essere scambiate per vere. In passato lo stesso è accaduto con i termini Dislessia, Autismo Infantile e tanti altri.

Un vecchio esempio di “falsa verità” contrabbandato dall’etichetta è il concetto di ipertensione essenziale; se ne è sempre parlato come se si conoscessero le sorgenti di alterazione della nostra pressione sanguigna mentre significa esattamente il contrario. Se il medico diagnostica una ipertensione essenziale non significa che la scienza conosce la malattia ma esattamente l’opposto: non se ne sa nulla. L’uso diffuso, accettato per convenzione, di alcuni termini può creare l’idea, l’illusione, di una conoscenza certa.

La psicologia accetta spesso e di buon grado termini mutuati che poi, in corso d’uso, acquistano un “contenuto” teorico, anche raffinato nelle sfumature – tanto si è ricamato attorno – che in effetti non esiste; non l’ha mai avuto. Si accetta come dato vero, esistente, che diventa per acclamazione un assioma. Ma anche altre discipline non disdegnano il proprio “conio”. Un esempio relativamente recente è il termine Atelierista, confezionato dalla fondazione Reggio Children di Reggio Emilia, per sottolineare una “invenzione” (a cui dare parvenza di innovazione e soprattutto importanza), che altro non è che un prodotto naturale già esistente. Come mettere l’acqua in bottiglia e chiamarla “minerale”. Ma c’è di peggio: una volta scoperto che il copyright è passato (la gente se l’è bevuta) nasce il marketing: il nuovo prodotto diventa modello, privo di fondamenta, da imitare e quindi vendere. Siamo alle solite: tu mi vendi una cosa che non c’è ed io mi compro una cosa che tu non hai.

Tutto questo avviene quando (e mai come adesso) i principi della ricerca della conoscenza vengono affidati a luoghi comuni divulgati e sostenuti da autorevoli opinionisti improvvisati. Il disagio di non sapere cosa significhi atelierista ci conduce in una situazione di inadeguatezza; assumiamo un atteggiamento mentale prostrato, da ignorante. Siamo pronti ad accogliere una bufala come l’ultima verità scientifica.

E’ il momento di esclamare: like prosecco. Un modo di dire, di esprimere meraviglia, non ha mai fatto male a nessuno.

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