Coppia: occasionale e a tempo determinato

Tratto da: 1+1 = 2 unità distinte, non una coppia. Milano, 2006.

Il legame di coppia è diventato occasionale ed a tempo determinato. Una prassi sociale consolidata che va ad alimentare il vuoto della solitudine nata dalla paura di “fare famiglia”. Ma questo è un altro problema. Una cosa è certa: la fatale attrazione oggi non produce più armonia, né progetti di sogni. La relazione di coppia non diventa impegno, conquista, cura di una relazione amorosa. Il legame, sia in senso affettivo, sia in quello morale, è destinato a fallire. Il legame occasionale si sposta, e si diffonde, a tutte le relazioni sociali umane.

La relazione di coppia riflette, in parte, la difficoltà culturale che queste ultime generazioni hanno nei confronti delle relazioni e delle interazioni in generale. Il circuito si apre precocemente in famiglia e si chiude, su se stesso, in un vizio di circolarità causa-effetto. Un atteggiamento causa, determina o influenza, come per una perversa logica, l’altro.

Le relazioni umane, in famiglia prima ed in società dopo, sono diventate intense (ora, tutto e subito) ma leggère, superficiali, limitate nello spazio e nel tempo. Gli obiettivi che dovrebbero mantenere stretto il legame coniugale non sono chiari pertanto questa marginalità si riflette nel rapporto con il prossimo visto in senso generale.

L’incertezza caratterizza la relazione emotiva nella coppia prima e nel rapporto con i figli dopo. I genitori esprimono, inconsapevolmente, la loro incapacità a indirizzare il figlio verso obiettivi culturali, sociali e soprattutto emotivo-affettivi. La caduta di autostima che questa situazione produce non si potrà facilmente recuperare, soprattutto frequentando uno di quei corsi organizzati e tenuti da “santoni dell’autostima”.

Sembra che gli adulti abbiano perso, smarrito, o forse non conoscono affatto, il senso di responsabilità che bisogna invocare nell’educare. Ho spesso osservato, occasionalmente, alcune interazioni tra genitori e figli: fortuna che non tutti sono così. Ordinano, dirigono, minacciano, rimproverano, umiliano ed insultano – senza rendersene conto – i loro figlioli con la stessa semplicità con la quale un Tenente addestra alla disciplina i Marine negli USA. Sembra proprio che abbiano a che fare con uomini in miniatura, già maturi, adulti, esperti e non “cuccioli” da accudire, allevare, amare, proteggere ed educare.

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