Raffinate trappole verbali

Ogniqualvolta, soprattutto in ambito educativo, un termine viene utilizzato come descrittivo di una serie di comportamenti si rischia di cadere in una raffinata trappola verbale. Il termine descrittivo veicola una illusione di conoscenza. Trasmettere l’impressione di conoscere perfettamente ciò di cui si sta parlando e che, quindi, sappiamo come intervenire sul problema.

Ad esempio, usiamo il termine negligente per descrivere un determinato modulo comportamentale. Questo alunno è negligente perché: studia poco, è disattento, fa male i compiti, si distrae, non è sollecito a rispondere alle domande, ha poca cura dei libri, dimentica la penna a casa, non ha “voglia” di andare a scuola. L’aggettivo negligente serve da connotazione sintetica di una classe di risposte che socialmente viene così definita, in via del tutto convenzionale.

Ma supponiamo invece di dire quanto segue: “questo bambino studia poco, non è attento come dovrebbe, risponde con lentezza alle domande, non ha cura dei libri e dimentica sempre a casa la penna perché è negligente. Questa affermazione, che potrebbe suonare normale (soprattutto in ambito scolastico durante i consigli di classe) è priva di senso perché non si può usare un termine descrittivo (negligente) come spiegazione del comportamento osservato.

In questo modo abbiamo spostato l’attenzione dal comportamento esterno, che osserviamo, ad una ipotetica causa interna (che non conosciamo e che non esiste) la quale – non si sa come – lo produce. Lo specialista che fa un’affermazione senza senso di questo tipo ci sta illudendo di saperne tantissimo. Ed è “comodo” poter dare la colpa ad una causa interna piuttosto che ad un agente ambientale.

Infine, appare evidente che la seconda affermazione esclude ogni possibile intervento educativo ritenendolo, anche se non esplicitamente, perfettamente inutile in quanto il problema è di natura organica.

La Neuro Psichiatria Infantile fonda buona parte del suo bacino di utenza su questa illusione conoscitiva. In Psicologia poi, nonostante se ne parli dal 1953, questo errore è molto diffuso.

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4 thoughts on “Raffinate trappole verbali

  1. Ciò che lei definisce “trappola verbale” o illusione conoscitiva, è stato chiamato da Marx “ideologia” e ha poco a che vedere con l’errore o le difficoltà gnoseologiche. Si tratta piuttosto di quella modalità di controllo che lega i saperi alle pratiche di potere, come nel caso scolastico di cui descrive la fenomenologia (da questo punto di vista é chiaro che la Neuropsichiatria infantile, come tutte le scienze “biopolitiche” per usare il linguaggio foucaultiano, soffre di questa cecità) .

    Non è infatti per difetto di “sapere” che si stigmatizza il comportamento del bambino negligente (pensi solo al concentrato ideologico contenuto nell’aggettivo “scolarizzato” o “non scolarizzato”) ma per “farlo esistere” nel modo descritto, cioè come bambino che deve solo a se stesso il proprio insuccesso scolastico.

    La battaglia per le “chiare parole” e per l’emendazione della scuola dalle pratiche di esclusione veicolate da questi significati ideologici non comincia oggi (pensi a Don MIlani), ma ce n’è bisogno oggi più che mai: questi messaggi, che si impongono nelle nostre scuole come “vulgate” e pratiche comuni, vanno infatti combattuti come espressione di un soft fascism il cui ritorno virulento é decisamente inquietante.

    La parola d’ordine del momento, quella che veicola il più alto concentrato di autoritarimo implicito è “valutazione”. Mi permetto di segnalarle in proposito questo articolo di Daniele Giglioli che entra in medias res assai meglio di me http://scienzeumanegiudici.wordpress.com/2012/10/10/daniele-giglioli-una-risata-non-li-seppellira/

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    • Grazie infinite Gabriella per il suo contributo dal quale emerge la “portata” politica nell’uso di taluni termini. Un bel colpo di frusta per svegliare i dormienti o i “non vedenti” delle malefatte giornaliere. Le sono grato Renato Gentile

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  2. Grazie a lei, professore, per questo interessante spazio nel quale possono confrontarsi contributi provenienti da piani disciplinari diversi. Lei permette infatti alla filosofia politica e alla sociologia (da me immeritatamente rappresentati) di porre questioni alla psicologia, fatto tutt’altro che scontato o banale, soprattuto oggi.

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