Silent’s Backstage #3

Up side-down

La solitudine lo aveva assalito e divorato ed alla fine si trovò dentro, assorbito da questa, fino a diventare invisibile. Non riuscì ad essere più forte della sua malinconia ed i rimpianti diventarono la matrice creativa della propria solitudine. A pochi sguardi di distanza da quegli occhi che lo avevano amato, era un perfetto sconosciuto: invisibile.

Lei era lì, (2015);  pag. 52

Centonove

Invito fb x mercoledì

Il programma annunciava la presentazione del libro, il suo libro. In una libreria del centro: La Feltrinelli. Vado a fare il mio servizio. Puntuale mi presento, mi qualifico e prendo posto.

Tutto normale, come da prassi, come da copione. Sedie, microfoni, saluti, sorrisi, strette di mano, congratulazioni: una liturgia nota.

Ultima sigaretta fuori dalla sala e, senza attendere oltre i sette minuti di “tolleranza” si inizia. Mi aspetto la solita languida presentazione, con qualche citazione estrapolata dal curriculum dell’autore, qualche titolo o “competenza”, o riconoscimento; preparo la penna, apro il taccuino.

Ma che succede? Le luci si spengono; sullo schermo partono le immagini di un film che non ho (mai) visto. Si riferisce ad una guerra, è chiaro, ma quale? L’equipaggiamento dei militari non è supertecnologico è molto spartano ma non è quello della seconda guerra mondiale. La musica che accompagna le immagini è affascinante, il ritmo trascina il corpo al movimento, le pupille si dilatano. Il cuore si adegua.

Ascolto le parole della canzone e leggo la sofferenza nei toni. Le immagini scorrono veloci: un aereo decolla pieno di giovani militari e sfuma tra le nuvole, la dissolvenza incrocia su un gruppo di ragazzi coi capelli lunghi; il “piano inquadratura” allarga la scena che si apre su un cimitero militare. Migliaia di croci bianche perfettamente allineate. Adesso non c’è dubbio: il riferimento è al Vietnam.

Le immagini si fermano su una folla di migliaia di giovani che cantano “Let the Sunshine in”. Torna il silenzio e, sempre al buio, parte un altro brano: un’orchestra accorda gli strumenti, un rincorrersi di note che cercano la giusta frequenza di vibrazione. La tonalità di ogni corda degli archi gioca sui salti degli intervalli fino a riconoscerla poi inizia la musica e piove su tutti un’aria di pace che invita alla riflessione, alla concentrazione e lancia una nota di tristezza, o meglio di nostalgia. Sulle ultime note si innesta, sapientemente, un dialogo tra un uomo e una donna: Beelèv e Stray iniziano a parlare prima di riconoscersi. Il loro primo incontro.

La voce di Eliana, prestata a Beelèv, è un vero spettacolo: “mima” una macchina ma si avverte forte che è una (macchina) donna. Lui è sciolto, sicuro: determinato. Dialogo breve ma intenso.

Fine de “prologo” che l’autore ha creato per introdurre l’ambiente e il cuore della narrazione. Le luci si accendono e partono, delicatamente annunciate dallo scandire di due colpi sul rullante, le note di un brano che catapulta gli intervenuti ad accogliere l’evento. Riconosco il brano anzi lo conosco: Are you going with me? Il cuore inizia a battere e respirare come in una danza. Un preludio di qualcosa. Entra l’autore; spontaneo parte un applauso. Inspiegabilmente fragoroso.

Chi non lo conosce potrebbe pensare che si “atteggia” ad una star. No. Ha dipinto in faccia la sua commozione e la gioia che esprime con gli occhi. Fa un mezzo inchino, sorride, congiunge le mani. La musica sfuma delicatamente, un attimo di silenzio. Esordisce con una battuta, tipica delle sue, e poi aggiunge: “scusate l’invecchiamento”. Una risata nasce e si diffonde. Gli serve qualche secondo per controllare l’emozione e rompere il ghiaccio: sa come fare, lui.

Saluta chi conosce, uno per uno, e presenta tra loro le persone che appartengono ad altre realtà ed invita gli ospiti “sconosciuti” a presentarsi da soli. Mi chiedo se siamo alla presentazione di un libro o a qualcosa di diverso.

La relatrice ci dà il benvenuto, introduce con le giuste puntualizzazioni e riferimenti il lavoro e la scrittura e tutto sembra prendere una piega nota. L’aria si riempie di curiosità e di respiri di attesa.

Si parla del nuovo libro ma si richiama costantemente il primo; partono, senza rumore, silenziosamente, sullo sfondo della sala, una serie di diapositive che “raccontano” quel che è “accaduto” tra il primo ed il secondo libro: immagini che raccontano i retroscena della vita (dell’autore) che scorre mentre la malinconia detta le pagine e cerca di superare l’ennesimo abbandono, compreso l’ultimo ancora caldo di lacrime. E poi ancora un filmato musicale ed altre letture stralciate dal libro. Un susseguirsi di domande, risposte e contributi come se seguissero un copione mentre è pura improvvisazione. Compreso “un minuto di… rumore” per ricordare l’amico musicista, Pippo Mafali, scomparso da poco.

Trascorrono ben oltre due ore senza avvertire alcuna stanchezza; dopo i saluti ed il congedo le persone rimangono a parlare, sorridere e scherzare, con lui.

Dovrei dire con te; beh si, provo a dirlo, ci conosciamo: sono (stata) la tua ultima compagna. E posso dire che non finisci mai di sorprendermi. Vorrei abbracciarti qui: davanti a tutti. Grazie, ancora una volta, Renato.

Domani scriverò il pezzo.

M. CA.

Silent’s Backstage # 2

Last classroom

Terza ora, Aula F, la più grande, Polo didattico. Non sarà troppo grande per te?

Voglio proprio vedere.

Attraversi il capannello, lo tagli in due, preciso come un bisturi. Entri. Noto che te la tiri alla grande.

Si dice che molti ti temono; che agli esami sei tremendo. Voce di Popolo, voce di dio?

Come gregge, entriamo nel recinto; mi siedo nelle prime file, lato esterno. Pronta a scappare. Mi guardo intorno. Ti guardo.

Parli, cammini e ci guardi.

Non è vero, mi sbagliavo: si sbagliano. Adesso vedo i tuoi occhi dentro i quali si può leggere. Ci scrivi tante cose. Umane. Mentre parli. Ascolto e guardo: ma così non posso prendere appunti.

L’aula è al completo; l’aria è delicata, viva e serena e tu l’addobbi con le parole. Le mani le accompagnano come stessi scrivendole nel vento. Scrivi alla lavagna – col gesso – i termini tecnici; perché? Non sei umano.

Saltiamo la pausa così finiamo prima. Buona idea. Accolta.

Come sei? Cosa fai? Come? A cosa pensi? Vorrei chiedere subito tutto questo.

Fino a ieri, ancora, certe curiosità non facevano parte del mio mondo, ero molto (troppo) presa da me, e da me. E tu non c’eri.

Adesso arrivi tu e parli, ti muovi, ci guardi, passeggi. Sorridi; ci parli. Chiedi.

Arrivi tu; ti presenti educato in punta di piedi e pian piano esplodi.

Fai macerie delle nostre illusioni e demolisci false credenze. Ci scuoti e svegli e continui ad essere calmo. Sicuro. La tua immagine cresce, si ingigantisce ma tu rimani delle stesse dimensioni. Chi sei?

Ci interroghi ma non giudichi le nostre risposte, le accogli tutte. Con rispetto.

Vieni da un altro mondo: si vede.

L’orecchino è certo un simbolo. Segreto? In quale dio credi? Sei sicuro, preparato, disponibile al confronto, rispettoso: mito o miraggio?

Di sicuro hai sentito i miei pensieri; il tuo sguardo me lo rivela. Mi stai parlando.

Devo prendere appunti anche se dici di non farlo. Perché? Io lo faccio.

Non so da dove cominciare, non so dove ci eravamo lasciati… Smetto.

Sei l’unica persona con cui saprei parlare bene.

Tutte le altre sono troppo vicine a me e con loro non so usare la parola vera, non riesco a concentrarmi abbastanza per capire chi sono io e quale verbo mi esprime.

Tu l’hai già capito.

Lei era lì, Renato Gentile – pag. 225

http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1131480/Lei_era_landigrave_#!”

Silent’s Backstage #1

Je_ghost

Il sottotitolo del mio secondo libro in realtà è il (vero) titolo ma provate a pensare ad un libro intitolato “Dietro le quinte del Silenzio”; bello, senza dubbio ma molti hanno storto il muso. Abbiamo provato varie combinazioni ma non “suonava” per niente bene. Ci sono termini, concetti, stati emotivi che riescono ad essere espressi più con una lingua che con un altra. Il segreto è saperle scegliere e gestirle con parsimonia e adeguatezza.

La foto è una delle copertine che abbiamo dovuto “scartare” per incongruenze tecnologiche.

In queste pagine vorrei dare voce a questi silenzi che hanno dato vita ad alcuni scenari rappresentati sul palco del racconto. Cosa c’è dietro le quinte quando è di scena il silenzio? Provate ad ascoltarlo mentre si stende tra i periodi. Sarà un bel viaggio, ancora uno, mentre un altro silenzio riempie la casella della mia posta elettronica. Buona lettura.


rieccomi… Ciao Renato, è un po’ che ci penso.

Non ti scrivo da una trattoria in riva al mare, ti scrivo da Parma, da una stanza poco illuminata di Parma.

Mi sono chiesta più volte in questi anni, che strano poter parlare di anni, il tempo si dilata anche per me… Come ti senti cosa fai come a cosa pensi. Ai tempi ancora certe curiosità non facevano parte del mio mondo, ero molto troppo presa da me, e da me.

Mi prendevo per mano e mi dicevo che sarebbe cambiato qualcosa, avrei continuato a giocare sui campi probabilmente, ma in modo diverso, avrei cominciato a dormire col cuore tranquillo anch’io.

Non so da dove cominciare, non so dove ci eravamo lasciati…

Ho molte meno paure di prima, a volte sogno anche un po’.

Ho fatto tante acrobazie, mi sono stancata spesso annoiata, poi di nuovo in piedi a contare i passi verso altro, che altro mai non sembra, ma lo è.

E poi, rileggendo, mi accorgo del caos che continua ad appartenermi, è la luce che mi accompagna. 

Anche tu sei stata una luce.

B serata

spero di ricevere presto due righe

Mel

Lei era lì

Interrompo l’assenza dalle pagine del Web e da questo luogo di parole e pensieri. Sento il “bentornato” dalla voce di molti. Posso solo rispondere grazie. Un titolo “strano” questo. Sì, diciamo che non incontra gli altri titoli di questo blog.

E’ il titolo del mio secondo libro; il primo non lo ha letto nessuno ed il terzo, probabilmente, non sarà scritto, quindi approfittate.

Questo libro ha rappresentato una vera “fatica”, non per scriverlo [quello è e rimane un piacere] ma per pubblicarlo. E’ stato cassato da tutte le case editrici, grandi e piccole, con le motivazioni più disparate ma l’amore di molti amici ha fatto si che continuassi a crederci.

Tra i lettori scelti per la lettura critica, pensate addirittura che magia, una è rimasta affascinata tanto che, poi, si è innamorata dell’autore. Che botta di fortuna: con un libro? Accidenti.

Naturalmente, come sempre accade, è [appena] sparita, anche lei. Persa tra le nebbie del “piacere”: quello di cui si tratta nel libro. E, guarda un po’, utilizzando i medesimi tratti di inganno: sarà un classico? Forse dovevo scriverlo a dispense. Chissà? Probabilmente la realtà è diventata vuota ed insignificante cedendo il passo ai social network.

E’ stato comunque il segnale per spingere, impetuosamente, il pedale del gas e sgommare dritti sulla pista. Pensate, adesso racconto due storie con un solo libro: meglio delle offerte dei Supermercati in tempo di crisi. Mi sono risparmiato la sofferenza: era già scritta. Però, nel cuore, l’ho rivissuta [male] in pieno.

Adesso però vorrei regalarvi l’incipit.

Grazie per tutto quello che sentirete il bisogno di scrivere.

Vorrei abbracciarvi tutti, in anticipo, ed invitarvi a bere, insieme, una birra.

Lei era lì. Incantata. Immobile in mezzo alla stanza. Silenziosa.

Accarezzava ogni oggetto con gli occhi, delicatamente, rimanendone ogni volta rapita.

     Lo sguardo affascinato sfiorava le forme respirando piano in maniera regolare, fermandosi sulle ombre con la dolcezza di chi guarda un bambino che dorme.

     Dirigeva lentamente il capo inseguendo i messaggi che giungevano, molteplici, a disegnare ricordi sui quali rintracciare pensieri. Ascoltando al contempo la brezza del cuore gonfiare i più reconditi anfratti dell’anima e spingere brividi fin sulla pelle.

Perchè sei qui?

     L’ondeggiare dei capelli accompagnava la danza sinuosa dei suoi occhi che disegnavano sguardi. Poi, d’un tratto come se la musica di quei pensieri avesse smesso di suonare, chinò lievemente il capo, socchiuse gli occhi e lasciò che un sorriso disegnasse sulle labbra un delicato sapore di gioia innocente.

     La sua anima riprese a danzare. Volò con la mente verso immagini lontane, che avevano riempito il deserto silenzioso di un tempo. Cercò quello sguardo custodito nei ricordi e, abbandonandosi, lo ascoltò e un brivido si diffuse tra le linee vellutate della sua pelle. L’essenza di un profumo antico si sprigionò dal ventre superando i limiti spaziali del presente per planare, lentamente, nel calore di quella vibrazione.

Era lì, adesso, pronta ad affrontare la fine di un viaggio lento.

     Un respiro profondo, lungo come la notte, ridisegnò la sua presenza nella stanza. Si avviò piano verso la scrivania e, sfiorandola appena, si sedette. Quel contatto la inebriò con una forza tale da spingere i pensieri ad annodarsi sul corpo: la pelle rispose ed apparve chiaro sul suo seno il ricordo dell’attesa. Sollevò le narici, reclinò il capo e dischiuse le labbra.

     Accarezzò il legno levigato, antico, punteggiato d’inchiostro, avvertendone calore e morbidezza, come la pelle nuda che una mano sapiente aveva lentamente addolcito da ogni paura. Avvertì distintamente il profumo di chi lo aveva accarezzato, frequentato: assaporando l’incanto della sua presenza discreta.

     Tutto in torno, il gioco delicato dei profumi che si rincorrevano nell’aria invadeva ricordi composti, sconosciuti, avvolti in silenzi di aurore boreali. Sollevò il mento e chiuse le palpebre per respirare quel leggero umore della sera. Lo sentì scivolare nella trachea, lentamente, inondare i polmoni e dissolversi dentro una bruciante sensazione di vertigine.

Da dove vieni?

     Fermò la mente per ricamare l’immagine che adesso esplodeva silenziosamente dentro il cervello. La ricompose fino a consumarla. Riconobbe sapori nuovi, fragranze antiche, suoni rassicuranti e messaggi disegnati dalle dita sulla pelle. La vita diventava libera. Lo comprese: e trovò le risposte.

     Fuori, le leggende narrate dal vento diventavano ritmo: profumi e pensieri capaci di diventar parole, non più preghiere. Lei lo ascolta in silenzio: adesso sa.

     Sulle labbra e negli occhi il disegno di un ricordo: un uomo. Il suo Uomo. Nelle orecchie quel canto sapiente le sussurra i riti, i gesti e le parole per accoglierlo.

     Lo attende paziente, come Penelope, e non le importa se sarà invecchiato perchè certamente il suo cuore non lo sarà. Non lo è. Di sicuro. Tornerà e tutto sarà come un tempo. Come non è mai stato. Ancora.

     La luce riverberata dai suoi occhi chiari ci dice quanto questo sia vero. Qui. Adesso.

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1131480

Grazie

Renato Gentile

Liebster Award? Perbacco

Il Liebster Award è un premio per i migliori blog emergenti che conosciamo, ogni persona nominata può a sua volta nominare come vincitori del premio altri 10 blogger, e cogliere così occasione per farsi conoscere da loro e far conoscere i loro blog.

Io, inaspettatamente, in un momento delicato “di passaggio”, nel quale vorrei decidere impegni e priorità, ho ricevuto da Papillon l’onore di essere indicato come blogger emergente. Wow. Non nascondo il sospetto che si tratti di un espediente per farmi tornare in pista ed evitare la pausa (non certo di riflessione) che mi ero “imposto”. Posso solo dire: grazie Papillon. Per la stima e la fiducia.

https://papillon1961.wordpress.com/

Adesso prima di indicare (cerco di evitare – quando posso – termini di “importazione”: spesso trattasi di contrabbando) quali altri blogger mi piacerebbe veder alla “ribalta” insieme a me, rispondo alle domane di rito.

Perchè hai aperto un blog?

All’inizio la finalità era orientata a dare contributi sulla educazione dei figli: ero incappato in una serie di osservazioni che avrei gradito “denunciare” o quantomeno mostrare al fine di evitare errori. In poco tempo mi sono accorto che il filone non “attirava” alcuna attenzione anzi, nessun interesse e quindi l’ho dirottato verso i pochi (studenti) interessati alla psicologia evoluzionistica e solo di recente per esprimere la mia indignazione verso alcuni aspetti della nostra Nazione nell’ipotesi di condividere talune considerazioni, alla maniera degli Stati Uniti, e far crescere la voce: fare paura. Accendendo la radio mi sono accorto di non essere negli Stati Uniti e la spinta si è dissipata.

Ci parli un po’ delle tue passioni?

Non ho (più) passioni, le ho inserite (tutte) dentro la mia vita: una dopo l’altra. Le ho consumate per bene. Vivendole e vivendoci: la mia vita è stata riempita dalle mie passioni. Non ho dovuto ritagliare un tempo per loro. Le ho abbracciate tutte all’interno della mia (lunga) vita: musica, scrittura, ricerca scientifica, applicazione educativa, pittura, filosofia, viaggi. La lettura non è mai stata una passione ma uno strumento di conoscenza. Giornaliero.

Quanto pensi che i commenti e le interazioni siano utili per un Blogger e in che modo?

I commenti sono fondamentali, restituiscono sapore e valore alla dinamica relazionale; il post non è una “pagina di diario” personale, sterile, ma è un modo per creare legami, interazioni. Da vecchio musicista non posso pensare di “suonare dal vivo” senza un pubblico. La gente, la società è costituita da persone (tante) di gran lunga migliori delle persone che la governano e di quelle che, grazie alle prime, la derubano. La vita è “arte dell’incontro”; poter dialogare con persone che vivono in ambienti e realtà diverse, ognuno con le sue esperienze di vita, originali, permette veramente di crescere: fino alla fine. La velocità dialogica è elevatissima e bisogna saperla utilizzare in maniera propria.

Di cosa parli nel blog?

Educazione, informazione manipolata (quella che rappresenta il pasto degli idioti), giustizia sociale, scienza e (ahimè) anche di “me”: dei sentimenti di cui mi sono nutrito. Cerco di trovare argomenti in grado di stimolare una visone più critica: meno “orientata” al luogo comune. Denuncio quei modi verbali in grado di “governare”: oppio che i media televisivi spacciano per medicina sociale. La cultura del niente e del nulla: il vuoto esistenziale.

Hai creato un rapporto di amicizia con altre blogger?

Non capisco perché la domanda è formulata (volta) al femminile, di certo è un refuso di stampa e non un lapsus. In ogni caso: non è nata ancora amicizia ma sento che con molti/e ci sia una potenziale propensione a diventarlo. Sarebbe fantastico.

Vi siete mai conosciuti personalmente?

Il “virtuale” mi sta stretto anche se è un argomento che ho trattato molto nel corso della mia vita; una via di mezzo potrebbe essere “sentirsi” al telefono o via Skype. Sarebbe bello.

Come immagini il tuo blog tra due anni?

Non riesco ad immaginarlo antiquato ma temo possa diventare inutile: spazzato via dalle nuove tendenze fashion; le “fashion blogger” stanno scalando la classifica. Una nicchia? No, troppe nicchie fanno un “groviera”. Meglio chiudere.

Vorresti vederlo crescere o cambiare e in che modo?

Certo, ogni figlio proprio deve crescere e vorremmo che crescesse al meglio ma prima o poi dovrà andare via (da casa). Cambiare? Probabilmente, forse, ma sempre in “linea” con la mia personalità. Fortemente ribelle. Viva.

La cosa che sai fare meglio?

Stare zitto quando non ho nulla da dire. Ascoltare la persona che amo. Leggere quando non ho da scrivere e passeggiare quando non ho idee. Dare giusti consigli alle amiche (separate) sempre a “rischio” di relazioni insabbiate. A dire della mia ex moglie però non so fare nulla: chissà?

Quanto tempo dedichi al blog?

Non lo sostituisco alla vita reale ma lo diventa in alcuni giorni. Mi piacerebbe scrivere giornalmente ma non lo faccio; non vorrei diventasse un quotidiano. Scrivere quando c’è bisogno di farlo. Sempre. Soprattutto quando è necessario. Di certo lo “nutro” giornalmente dentro la testa.

Come nascono i tuoi post?

Il fatto di non dover stare lì a pensare di dover scrivere qualcosa fa in modo che quel che diventa, poi, un “post” sia il risultato di una creazione che nasce da ciò che colpisce la mia/nostra sensibilità umana. Dall’indignazione di denunciare un fatto (politico) sociale, di cronaca, alla descrizione di un evento artistico o una particolare emozione (quelle classificate come tali) in grado di invadermi così profondamente da volerla, o doverla, condividere. In ogni caso deve “superare” il livello di interesse atteso.

Ed ora le “nomination” (il termine però fa fico):

  1. http://gallicharl.wordpress.com/
  2. https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com/
  3. https://numero091277.wordpress.com/
  4. https://nazariadb.wordpress.com/
  5. https://pendolante.wordpress.com/
  6. https://ilmiokiver.wordpress.com/
  7. http://evaporata.wordpress.com/
  8. http://callmeleuconoe.wordpress.com/
  9. http://my3place.wordpress.com/
  10. https://bluele2punto0.wordpress.com/

Sono rimasti “fuori” altri blogger che seguo ed apprezzo moltissimo (qualcun altro, come Harrison Fiat, è “sparito”) ma sono certo che riceveranno anche loro questo regalo, a breve. Grazie a tutti.

Grazie ancora Papillon.

Come partecipare?

– Rispondere alle 10 domande.

– Nominare altri 10 blog (meglio se con meno di 200 follower).

– Comunicare la nomina ai 10 blogger scelti.

Renato Gentile