About me: almost

Self-portrait of Italian architect and painter...

Self-portrait of Italian architect and painter Giulio Romano (1499-1546). Engraving by Jean-Louis Potrelle (1788-1824). (Photo credit: Wikipedia)

“Il curriculum è l’unica nota stonata Prof: non le rende onore. Lo tolga

dalla home page”. Leo

Una breve presentazione prima di visitare gli appunti di questo spazio.

Sono nato, a mia insaputa, mezzo secolo fa ed ho trascorso (da allora) un’infanzia ricchissima di esperienze e di affetto. Fin da piccolo ho coltivato conoscenze ed interessi inusuali per età e periodo culturale come utilizzare il codice internazionale dei colori e l’alfabeto Morse con il quale lasciavo messaggi sotto il tovagliolo a mio padre, nelle feste comandate.

Ero considerato il genio di famiglia ma esageravano: imparavo semplicemente ciò che mi piaceva. Ad insaputa dei miei genitori ho imparato a leggere e scrivere a 4 anni e senza saperlo (per me erano i racconti della segretaria di mio padre) conoscevo già personaggi, dialoghi e fatti dell’Odissea. In compenso la scuola elementare è stata una rovina: una noia completa, interminabile, totale. Non mi ha lasciato nulla se non i voli pindarici che spiccavo ispirandomi o inventando qualsiasi cosa pur di lasciare l’aula che puzzava di sigaro Toscano. Gli anni delle scuole medie invece sono stati un vero disastro; un crollo. Secondo la mia insegnante non avevo futuro. Mi mancava “la stoffa”. A mia madre fu consigliato di interrompere lo sforzo scolastico ed avviarmi al lavoro. Non aveva senso farmi continuare a studiare, sosteneva l’insegnante Maria La Torre-Spagnolo: “con la fantasia non si va da nessuna parte”. Sarebbe stato un accanimento inutile: soldi e tempo sprecati. Sicuramente Don Lorenzo Milani, meditava già di scriverle una “Lettera”; gliene sono stato sempre riconoscente.

Fortunatamente un altro insegnante era di parere diverso: credeva in me. Indiscutibilmente. Ho conservato dentro me la sua fiducia e ripassato la sua voce che tuonava contro il “giudizio” della signora La Torre. Nel mio cuore ho ascoltato lui. E’ lui che mi ha insegnato (per una sua strana ispirazione didattica) a lavorare ascoltando musica, a trovare e seguire quella forza creativa che mi scoppiava dentro e ad incanalare la rabbia della solitudine. Ed è bello incontrarlo oggi, dopo oltre 40 anni, sentirlo e vederlo felice per le cose che faccio e scrivo; il merito è suo.  Lui è l’insegnante Giulio Romano.

Finite le Scuole medie smisi di disegnare le giacche e le scarpe che, puntualmente, mi facevo confezionare. Cominciai a travestirmi da persona normale. Viste le premesse e considerando le pressioni familiari, decisi di iscrivermi in un Istituto tecnico allontanando così i fantasmi del previsto fallimento nello studio umanistico e gli effetti del sopravvenuto abbandono, il primo di tutta la serie completa conosciuta, da parte di mio padre. Nel caos adolescenziale, in cui mi ritrovai da li a poco, la musica diventò l’ispirazione e la motivazione per continuare a crescere. Ancora oggi, anche se da tempo non lo sono più, penso e vivo dentro un’anima da musicista nella quale continuo a riconoscermi. Come per un Imprinting.

Una volta diplomato ho riposto il “pezzo di carta” in un cassetto (dove ancora risiede), scansato la leva militare, ed avviato la mia vita da musicista e di creativo. Ho vissuto di musica e per la musica. Non avrei mai smesso, ne ero certo, e niente (credevo) mi avrebbe impedito di suonare neanche la laurea o un eventuale (poi tardivamente sopraggiunto) matrimonio. Per i compagni di viaggio invece era stato un passatempo, una parentesi; qualche fermata di autobus cittadino. Un passato, per loro, trascorso: un gioco finito. Mi ritrovai archiviato. Totalmente. Sogni, idee, progetti, lotte ed impegno erano svaniti, appassiti. Trascorsi come una volgare moda. Nessuno ci aveva creduto: quasi tutti sono tornati in Matrix. Io ho cercato la prima cabina telefonica e sono sparito.

Ho iniziato e continuato, come Ulisse, a cercare altro per emergere e ci sono riuscito senza trovare mai una guida propria; una guida fedele, disinteressata e sicura. Una guida che mi stesse accanto che potesse sostenere, regolare, temperare il mio carattere; una guida capace di addomesticarmi. Ho guidato altri. Io ho navigato sempre al buio inventando, a volte, qualche costellazione.

Ho fatto tanto senza mai essere sazio e sentendomi costantemente incompleto. Ho spesso tirato il freno per scendere prima di essere scaricato. Risultato: sono rimasto un animale selvatico non sociale, isolato. Solitario, senza appartenenza ma, in fondo, libero.

Con buona pace di psicologi e psichiatri che hanno bisogno di classificare (dentro un costrutto arbitrario che li rassereni) una persona per comprenderla mi ritrovo sempre rinnovato, diverso, dissimile. Mi invento ogni mattina un volo per uscire dalla gabbia di superficialità in cui “è consigliato” vivere. Il sogno attuale è che i nostri figli meritano la vita che gli abbiamo promesso non solo quella che gli abbiamo dato. Ho qualche segreto di bottega da donare, da dare via; dove sto andando non mi servono. Grazie.

Buona lettura.

Renato Gentile

Informale

Una indicazione sul Prof. Romano; la scoperta 45 anni dopo:

http://www.huffingtonpost.com/tedtalks/angela-lee-duckworth-tedtalk_b_4277459.html

 

13 thoughts on “About me: almost

    • Credo che il suo suggerimento, per nulla irriverente, tanto è garbato, richieda una “spiegazione” a chiarimento di una giusta osservazione. Sono d’accordo con lei sul fatto che la fuga dalla realtà possa significare o nascondere, molto spesso, un atto di resa, di “vigliaccheria”, di passività. Quanta gente vediamo che si “droga” (e permette di farsi drogare) di calcio in TV, Reality e Talk show, Soap opera etc. per fuggire, evadere, con poca spesa dalla realtà? Tantissima.
      Il significato che ho desiderato dare al sottotitolo riguarda il desiderio di un superamento della realtà “normativa” tipica dell’educazione inefficace: “è così perché lo dico io; è così e basta”. La realtà invece cambia; è un flusso continuo, indefinito da comprendere. Molta gente ha paura, è incerta e vive passivamente: è più facile farsi assorbire che reagire. La realtà deve essere osservata (e studiata) per poterne immaginarne una migliore da realizzare subito. Se non sei capace di immaginarne una diversa allora non sei vivo.

      Adesso che ho chiarito il significato dato al sottotitolo, risulta più evidente che condividiamo (abbiamo) la medesima visione della vita, della conoscenza e della realtà. E’ un dovere che abbiamo verso chi ci legge. La ringrazio Gabriella per avermi dato questa opportunità.

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  1. la vita che ho promesso ai miei figli e non gli ho ancora dato è un posto dove chiunque possa essere se stesso e non si debba più vendere al mercato per vivere. Per sapere quanta strada manca per arrivarci, ogni giorno scruto ciò che ho davanti e me lo getto alle spalle. Tenere gli occhi fissi sulla realtà è il miglior modo di immaginarne un’altra.

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  2. Buonasera e bravo, proprio bravo Professore, così arriva al chakra del plesso solare, cioè arriva al “petto” di chi legge. Avevo scritto un bel po’ nel commento che avevo appena scitto ma che molto garbatamente mozilla mi ha cancellato reindirizzandomi su un’altra pagina (grazie Mozilla, il Signore te lo rende..), quello che era importante (e che quindi la mia memoria mi sta segnalando) era la frase “Bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla”, con la quale controbattevo alla sua frase di apertuta “Tutto cambia: le nuvole eccetera”, sottolineando come nella mia ho proposto un cambiamento nel “modus cogitandi” (nel modo di ragionare) che da rassegnato passa a uno di accettazione per il il valore dei cambiamenti.
    Ma non voglio dilungarmi troppo, per evitare che Mozilla si diverta ancora alle mie spalle..

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  3. Grande Prof..
    la pagina introduttiva è spettacolare !!
    Forse la maestra La Torre era imprigionata negli schemi di una realtà troppo rigida senza sapere che dalla fantasia nascono le migliori cose soprattutto quelle più reali.
    Non faccio esempi perchè la lista sarebbe interminabile.
    Un abbraccio e spero di rivedevi presto (Tony compreso)

    Costanzo

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  4. Buona sera prof. avrei urgenza di farmi pssssicanalizzare al più presto.
    Le invio al momento solo qualche dato:
    Sono nato a Messina un po’ di anni fa
    Suonavo il basso con tre principianti, Tanino, Peppuccio e un certo Renato.
    Ci si incontrava spesso alla Sarocchia Palluca insieme a tanti altri amici.
    L’ultima volta che abbiamo suonato è stata la sera di capodanno al Number One a Ganzirri.
    Per un milione di euro chi sono?
    Fatti vivo.
    Un abbraccio

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  5. Caro, anzi Carissimo Prof,
    immagino sarà una gran bella emozione rivederLa e risentirLa, dopo un bel po’ di anni, dire “bagianate” e trasmettere entusiasmo (quello che manca da un po’ di anni a questa parte in quel dipartimento).
    Mi faccia sapere l’orario, o se non riesce andrò a vederlo io, delle lezioni, e io sarò lì e porterò anche quelle due orecchie che 12 anni or sono stavano ad ascoltare le Sue parole come se fossero state acqua nel deserto.
    Le potrebbe sembrare sdolcinato o fuori luogo ma Le voglio un mondo di bene.

    A presto
    Leo

    _____________

    Prof. ora dopo qualche giorno da quella passeggiata emozionante fino alla stazione, al Suo fianco, con il cuore che palpitava ad ogni passo come tanti colpi di grancassa in ripetizione, ora è giunto il momento di dare un colpo secco al Crash, pensare ad un nuovo ritmo emozionante e farlo, semplicemente farlo!
    Scervellarsi per dare una spiegazione al perchè sorge il sole, al perchè cadono e gocce di rugiada, al perchè esistono i carnefici, semplicemente esistono. E noi? Noi altro non possiamo fare che difenderci dalla rappresentazione mentale del dolore che le cose spiacevoli provocano.

    Grazie Prof., grazie per rappresentare ancora quel momento di riflessione, dove potersi fermare e riflettere sulle proprie perseverazioni.

    p.s. era il 18 l’altra sua lezione, vero? mi faccia sapere!

    Un grosso abbraccio!!

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    • Ciao Maria Pia,
      che dire? Sono commosso… è bello sentire queste parole che trasportano
      vagoni di affetto. Tra tutti i “luoghi” universitari che ho calcato, Parma
      rimane la cosa più bella che mi sia capitata. Nata da un gesto d’amore presto rinnegato. Venduto alla carriera dei falsi riconoscimenti.
      Vorrei stare vicino a tutti voi, ancora, per guardare i vostri sogni realizzarsi. Al meglio. Prendere dai vostri occhi gli sguardi capaci di accompagnarmi mentre cerco nuovi motivi per vivere; farmi guidare da essi. Sereno.
      E rendermi conto che, forse, non tutto è andato via col tempo e che nei vostri cuori nulla si è sbiadito.
      Un caro affettuoso abbraccio
      Renato

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